Ballata triste di una tromba

Questa è la storia di una tromba che fu lasciata in pegno in tempo di guerra…


8 settembre 1943, ore 19.42: Pietro Badoglio (Capo del Governo), al microfono dell’EIAR, annuncia agli italiani l’entrata in vigore dell’armistizio, firmato con gli anglo americani il giorno 3 dello stesso mese. Al mattino del giorno seguente il Re, Badoglio, esponenti della Real Casa, del Governo e dei vertici militari abbandonano Roma per rifugiarsi nel sud-Italia occupata dagli Alleati. La precipitosa fuga comporta l’assenza di ogni ordine e disposizione all’Esercito Italiano che, nel giro di poche ore, si disintegra completamente.

A Castelnuovo dei Sabbioni è presente un presidio militare inviato, dopo il 25 luglio, per la tutela dell’ordine pubblico. Tutti i soldati, alloggiati nelle aule delle Scuole Elementari, dopo essere passati dalle famiglie vicine per chiedere abiti civili, se ne vanno per tornare alle proprie case. Alcuni soldati, componenti di una pattuglia in distaccamento, arrivano, nel tardo pomeriggio, presso le scuole di Castelnuovo e trovano tutte le aule abbandonate e deserte. Un soldato di quella pattuglia, che dice di abitare a Firenze, viene a casa mia, chiede e ottiene un paio di pantaloni e una camicia e lascia la sua divisa militare, un paio di gambali di cuoio e una tromba. Dopo qualche settimana arriva una sua cartolina con la quale promette di tornare presto a riportare i vestiti civili e a riprendere la sua roba.
Non si è più rivisto.

Sono passati settantaquattro anni. Delle persone e delle cose coinvolte nell’episodio di quella sera di settembre non è rimasto quasi più niente: è scomparsa la parte bassa
di Castelnuovo con le Scuole Elementari, è sparita la mia casa con i suoi abitanti, è svanito il militare di Firenze. Siamo rimasti soltanto due: mio fratello ed io con i miei ricordi. Ed è rimasta pure la cara vecchia tromba, alquanto ammaccata, come me.

Emilio Polverini

 

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