{"id":425,"date":"2019-11-30T11:41:05","date_gmt":"2019-11-30T11:41:05","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=425"},"modified":"2020-03-19T08:36:53","modified_gmt":"2020-03-19T08:36:53","slug":"le-medaglie-dei-minatori-come-finita-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/le-medaglie-dei-minatori-come-finita-la-storia\/","title":{"rendered":"Le medaglie dei minatori: com&#8217;\u00e8 finita la storia&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\">Tutto ha avuto inizio un anno fa con una fotografia e un appello sulla pagina Facebook del museo. La notizia fu ripresa anche dai giornali e in un lampo cominci\u00f2 il viaggio. Jacqueline aveva ritrovato in una scatola un piccolo oggetto, ossidato e poco leggibile, era un ricordo conservato dal nonno. Appena ebbe ripulita la medaglia comparvero le incisioni: Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno, Miniere di Castelnuovo. Sul fronte un numero 14552; sul retro la rappresentazione di una lampada, quelle in uso ai minatori. Nessuno nel territorio aveva mai sentito parlare delle medaglie dei minatori, bench\u00e9 fosse pratica diffusa in tante altre miniere. L\u2019uso di questi oggetti pareva non aver legami con le miniere di Cavriglia, nemmeno i documenti conservati al museo ne facevano menzione. C\u2019era da scavare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">E\u2019 cominciata cos\u00ec la seconda parte della storia che ci ha portato in giro alla ricerca delle medaglie dei minatori del Valdarno, fra spazi reali e virtuali. La pubblicazione dell\u2019appello in rete ci mise subito in contatto con altre persone del territorio che avevano in casa una medaglia. In realt\u00e0 non ne sono venute fuori tantissime, ne abbiamo trovate solo 5 ma tutte presentavano le medesime caratteristiche: sul fronte il numero, sul retro la scritta Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno, Miniere di Castelnuovo. Le medaglie appartenevano alla miniera di Castelnuovo, acquistata dalla Societ\u00e0 nel 1905 e probabilmente sono state realizzate in un periodo temporale che arriva fino al 1923. La Societ\u00e0 si era costituita il 20 giugno<br> del 1905 a Milano ed aveva lo scopo di procedere in Italia all&#8217;estrazione e<br> utilizzazione della lignite e della produzione a distanza dell\u2019energia elettrica. In realt\u00e0 la Societ\u00e0 sarebbe arrivata fino al 1955 anche se nel 1923 fu scissa in tre tronconi appartenenti allo stesso gruppo. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec era stato aggiunto un primo tassello alla nostra storia: un periodo temporale di fabbricazione e una specifica appartenenza ad una miniera. Abbiamo continuato a scavare osservando proprio gli oggetti che gli abitanti del territorio ci mostravano. Quando Claudio ci ha fatto vedere la sua medaglia abbiamo capito che era \u201cspeciale\u201d. Essa apparteneva al nonno minatore, che ogni giorno passando per il<em> sentiero del Bucinone<\/em> andava a lavorare a Castelnuovo. A differenza delle altre in questa medaglia si poteva leggere \u201c <em>M. Nelli inc. Firenze<\/em> \u201d. Finalmente sapevamo il nome dell\u2019incisore.<\/p>\n\n\n\n<p>Le medaglie continuavano ad uscire, ognuna con numero diverso, alcune trovate per caso, altre conservate perch\u00e9 ricordi famigliari. Poi un giorno arriv\u00f2 un messaggio alla nostra pagina Facebook: <em>&#8220;salve, ho visto la medaglia da voi postata. Io vivo in Sardegna e come voi faccio parte di un gruppo per il recupero delle memorie storiche in special modo minerarie [\u2026]. Ho ritrovato una medaglia identica alla vostra nelle nostre campagne, nei pressi di un\u2019antica miniera. Nonostante varie ricerche non si \u00e8 scoperto del perch\u00e9 una Societ\u00e0 Toscana fosse dalle nostre parti<\/em>\u201d. Era Luciano da Villamassargia (miniera di Monte Ollastu) che ci mandava oltre al testo anche la foto della medaglia. Questo giallo non l\u2019abbiamo risolto ma la ricerca non si \u00e8 fermata! Un giorno incontriamo Renato, anche lui proprietario di una medaglia che ci racconta come durante l\u2019escavazione a cielo aperto &#8211; nella met\u00e0 degli anni Settanta del Novecento &#8211; fosse<br> abbastanza consueto imbattersi in oggetti rinvenuti dalle miniere in galleria. Lui stesso aveva visto medaglie quando le grandi macchine escavatrici scoperchiavano argilla e tutto ci\u00f2 che c\u2019era sotto, per arrivare alla lignite. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo di questi piccoli oggetti ci \u00e8 stato spiegato poi da Angiolo. Lui di<br>medaglie non ne ha ma si ricorda bene di quando accompagnava il padre alla miniera: \u201c<em> prima di scendere sotto terra tutti i minatori venivano dotati di una lampada, che si ritirava alla lampisteria, e di una medaglietta con sopra inciso un numero. Le medaglie venivano sempre lasciate in punti precisi nelle miniere. Esse erano legate al minatore, ma servivano anche come strumento di controllo al sorvegliante prima che i minatori scendessero in galleria. I numeri erano dati in progressione ed indicavano la squadra di lavoro<\/em>\u201d. Insomma queste medaglie erano semplici \u201ccartellini di riconoscimento\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">C\u2019era per\u00f2 ancora una questione da risolvere: chi era l\u2019incisore delle medaglie? Questa parte della storia ci ha fatto fare uno strano itinerario, passando da Todi, attraversando Firenze per arrivare ad Empoli dove il professor Silvano Salvadori da una vita sta ricostruendo l&#8217;attivit\u00e0 di Mario Nelli. La breve sintesi biografica la dobbiamo proprio a Salvadori. Mario Nelli nacque nel 1878 a Todi da Ernesto e da Osea Gigli di Cortona. Il padre era un professore di lettere che ben presto si trasfer\u00ec a Roma. Ernesto frequentava ambienti anarchici e per una serie di vicissitudini nel 1882 fu costretto a lasciare Roma e la famiglia per trasferirsi al Cairo. Mario continu\u00f2 a studiare ma non sappiamo dove apprese l\u2019arte dei metalli. Nel 1906 lo troviamo a Firenze sposato con Livia Cappelli. Nello stesso anno apr\u00ec la prima societ\u00e0 per creare e commerciare oggetti, medaglie, targhe e distintivi artistici. A Mario ci vollero davvero pochi anni per ottenere incarichi dai vari Ministeri. Le vicende societarie per\u00f2 non andarono come sperato e nel 1911 apr\u00ec una nuova societ\u00e0 con sede a Roma e laboratorio a Firenze, dove iscrisse tra i collaboratori Duilio Cambellotti, Chierici, De Albertis, De Carolis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Mario Nelli era in contatto con tutti gli artisti del suo tempo, Carlo Rivalta, Antonio Maraini e lo stesso Ugo Ojetti con il quale intrattenne conversazioni epistolari. Nel 1914 arriv\u00f2 un nuovo assetto societario, il laboratorio rimase a Firenze e la sede dell\u2019azienda fu mantenuta a Roma. Nel frattempo Mario continuava a lavorare, anche durante il periodo bellico, producendo busti e medaglie artistiche. Dopo la guerra decise di trasferirsi in un nuovo spazio, uscio e bottega. Chiedendo autorizzazioni e permessi per adattare gli spazi al Comune di Firenze, Mario port\u00f2 il laboratorio in via della Pergola n. 59, dove era vissuto Benvenuto Cellini e dove si dice avesse fuso il Perseo. Come era consuetudine ancora una volta Mario cambi\u00f2 nome alla societ\u00e0. In questi decenni si dedic\u00f2 a due grandi lavori: il <em>Medagliere della Grande Guerra <\/em>&#8211; per il quale ha lasciato i proprio elogi anche Isidoro del Lungo &#8211; e la fusione della grande porta della Basilica di San Paolo fuori le Mura su progetto proprio di Antonio Maraini.  Mario Nelli mor\u00ec improvvisamente nel 1936.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Se entrate al museo, nello spazio dedicato alla miniera, oggi troverete ad<br>aspettarvi la piccola medaglia dei minatori.<br> (P. Bertoncini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto ha avuto inizio un anno fa con una fotografia e un appello sulla pagina Facebook del museo. La notizia fu ripresa anche dai giornali e in un lampo cominci\u00f2 il viaggio. Jacqueline aveva ritrovato in una scatola un piccolo oggetto, ossidato e poco leggibile, era un ricordo conservato dal nonno. 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