{"id":77,"date":"2018-03-08T16:00:42","date_gmt":"2018-03-08T16:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=77"},"modified":"2020-03-19T08:39:06","modified_gmt":"2020-03-19T08:39:06","slug":"la-frana-del-ronco","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-frana-del-ronco\/","title":{"rendered":"La Frana del Ronco"},"content":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia\u00a0 dell&#8217;ing. Mario Zaniboni di Ferrara, che nei primi anni &#8217;60 del 1900 \u00e8 stato alla miniera di Castelnuovo dei Sabbioni per fare pratica in attesa della laurea in ingegneria mineraria. Una storia giunta casualmente al museo proprio nei primi mesi del 2018.<\/p>\n<hr \/>\n<h4><strong>LA MIA PRIMA FRANA<\/strong><\/h4>\n<div class=\"gj s2\" role=\"list\">\n<div class=\"ap s2\" tabindex=\"0\" role=\"listitem\" aria-expanded=\"true\" aria-selected=\"false\" data-msg-id=\"Gmb#msg-f:1593008939998841388\" data-msg-id-qs=\"qsGmb-msg-f-1593008939998841388\">\n<div class=\"pA s2\">\n<div class=\"he s2\">\n<div class=\"b5 xJNT8d\">\n<div class=\"uyb8Gf\">\n<div class=\"F3hlO\">\n<p><em>In un\u2019estate dei primi anni \u201960, quando ero ancora studente di Ingegneria Mineraria presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bologna, il Professor Dioscoride Vitali, docente di Arte Mineraria, mi mand\u00f2 per il periodo previsto al fine di avere un approccio reale con il mondo del lavoro minerario, alla miniera di lignite a cielo aperto di Castelnuovo dei Sabbioni, localit\u00e0 nei pressi di San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo. <\/em><\/p>\n<p><em>La lignite era estratta \u2013 il passato \u00e8 d\u2019obbligo, perch\u00e9 gi\u00e0 da lungo tempo il giacimento \u00e8 esaurito e il territorio \u00e8 stato restituito all\u2019ambiente \u2013 al fine di alimentare la centrale ENEL, costruita ai margine dell\u2019attivit\u00e0 estrattiva, per la produzione di energia elettrica. <\/em><\/p>\n<p><em>Lo strato utile di lignite si trovava sotto uno spessore di un\u2019ottantina di metri di argilla, che era eliminata con l\u2019ausilio di due enormi escavatori a catena e tazze, con braccio di 26 metri, operanti su gradoni sfalsati, in modo da eliminare l\u2019intera stratificazione di copertura con quattro passate (due per ogni macchina, l\u2019una verso l\u2019alto e l\u2019altra verso il basso). L\u2019argilla era avviata, per mezzo di nastri trasportatori, ad altre due grosse macchine (gli spanditori), che letteralmente la \u201cspruzzavano\u201d, con il loro nastro di \u201clancio\u201d, funzionante a otto metri il secondo, dove era previsto dal piano di coltivazione per il recupero del territorio ad attivit\u00e0 estrattiva ultimata. <\/em><\/p>\n<p><em>La lignite, una volta scoperchiata e resa disponibile, era coltivata da due grossi escavatori a ruota (del diametro di 5 metri), anche questi su gradoni sfalsati, e avviata, mediante una lunghissima teoria di nastri trasportatori, alla zona di stoccaggio della centrale termoelettrica. <\/em><\/p>\n<p><em>Un mattino, come mia consuetudine, mi apprestavo a organizzare la giornata lavorativa, andando in giro nei vari cantieri per vedere e imparare tutte quelle cose che \u00e8 impossibile rintracciare sui libri, oppure raccogliendo e ordinando i miei appunti allo scopo di preparare una relazione chiara e possibilmente esaustiva per il mio docente universitario. a questa trassi, in seguito, tutti quegli elementi che mi consentirono di redigere la tesi di laurea, impostata sul controllo delle acque meteoriche nella miniera stessa. <\/em><\/p>\n<p><em>Mi venne a cercare il Perito Lucidi, un tecnico di grande esperienza, il quale mi comunic\u00f2 che si presentava il potenziale pericolo di una grossa frana in localit\u00e0\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>che, se ben ricordo, si trovava al confine sudorientale della cavit\u00e0 risultante dall\u2019attivit\u00e0 estrattiva, verso la zona del Chianti. Gli dimostrai il mio interesse e mi resi immediatamente disponibile a seguirlo, eccitato dalla possibilit\u00e0 di studiare una situazione nuova per me, ma sicuramente non comune nemmeno a tutti i lavoratori della miniera e preoccupante per i responsabili della sicurezza delle maestranze e della protezione di macchinari enormi, costati un pozzo di quattrini. <\/em><\/p>\n<p><em>Salii sulla\u00a0jeep\u00a0di servizio e con il perito Lucidi mi avviai verso il luogo del potenziale disastro. Percorremmo la pista che collegava i vari cantieri alla massima velocit\u00e0 consentita pi\u00f9 che dal mezzo dalla conformazione della stessa, sicuramente non al massimo delle comodit\u00e0, bens\u00ec ricca di curve, dossi e avvallamenti, tanto da fare invidia a una \u201cotto volante\u201d delle fiere paesane, sollevando un\u2019impenetrabile cortina formata dalla finissima polvere dell\u2019argilla che, al contrario, in caso di pioggia, si trasforma in un\u2019appiccicosa e schifosa poltiglia nera. La\u00a0jeep\u00a0era seguita da una coda turbinante e vorticosa di polvere, che si snodava rapidamente come un serpente adirato e che \u2013 ci si potrebbe giurare \u2013 sollevava gli anatemi \u2013 ma forse il termine non \u00e8 sufficientemente azzeccato \u2013 dei minatori dispersi nei vari cantieri, intenti al loro lavoro. <\/em><\/p>\n<p><em>Una volta giunti al\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>, il perito fren\u00f2 come se si fosse trattato di evitare un impatto contro un muro. La brusca frenata fece s\u00ec che la nuvola di polvere ci raggiunse, ci invest\u00ec e ci avvolse nella sua consistenza fuligginosa, oscurando completamente lo splendore del sole. A poco a poco, per\u00f2, il polverone si dirad\u00f2, lasciandosi attraversare dai raggi del sole che, verso le ore dieci di quella mattina, erano veramente cocenti. <\/em><\/p>\n<p><em>A valutare la situazione era giunto, a piedi, anche l\u2019ingegner Di Stefano \u2013 se ben ricordo romano verace \u2013 che aveva percorso, tra varie difficolt\u00e0 e superando diversi ostacoli, l\u2019accidentato tragitto che separava gli uffici della miniera dal luogo della potenziale frana. Era stanco, impolverato, trafelato e tutto sudato, sotto la patetica difesa della testa realizzata con un fazzoletto da naso annodato ai quattro vertici, che serviva da copricapo contro i fiammeggianti raggi del sole.<\/em><\/p>\n<p><em> Il perito Lucidi mi present\u00f2 come \u201cingegnere\u201d \u2013 \u00e8 l\u2019abitudine dei minatori di attribuire oggi il titolo che, se tutto andr\u00e0 per il giusto verso, si potr\u00e0 porre davanti al proprio nome domani-. <\/em><\/p>\n<p><em>Insieme presero a esaminare la situazione del fronte ritenuto staticamente insicuro. Mentre essi discutevano animatamente, dando forza alle parole con espressivi e agitati movimenti delle braccia, anch\u2019io guardavo il costone sovrastante la pista, ma sicuramente con occhi diversi dai loro, pensando che, da un momento all\u2019altro, sarebbe potuto crollare rovinosamente addosso a noi, e, devo confessarlo, un brivido di paura mi fece rizzare i capelli e accapponare la pelle, e spiego il perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>La parete, che si ergeva di fronte a noi, ritengo formasse un angolo di 80\u00b0 sull\u2019orizzontale; era quasi verticale, il che non \u00e8 poco. Il materiale che la costituiva era argilla rossa, argilla, cio\u00e8, che aveva subito una cottura da parte di lignite incendiata in tempi geologici per autocombustione.<\/em><\/p>\n<p><em> Del resto, anche qui, come in tantissimi giacimenti di carbone di vario tipo, \u00e8 normale che esistano focolai di origine naturale impossibili da spegnersi; non a caso, l\u2019aria sopra la miniera, oltre che a portare sempre in sospensione polvere finissima di argilla, impregnando i prodotti della terra (frutta, verdura, cereali), era satura dell\u2019odore caratteristico della lignite bruciata. <\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019argilla rossa, a guardarla, aveva l\u2019aspetto di un materiale dotato di una certa resistenza, ma, in verit\u00e0, era abbastanza friabile, tanto che colpi ben assestati con un oggetto contundente erano sufficienti per sbriciolarla. Ma, a parte questa considerazione di carattere statico, c\u2019era qualcosa di pi\u00f9, che dava l\u2019impressione che si fosse in attesa del verificarsi di un evento straordinario, al di fuori di ogni ragionevole norma: e, infatti, mentre il rumore dell\u2019attivit\u00e0 estrattiva perveniva ovattato, smorzato dalla distanza, sopra, in alto, oltre il ciglio del fronte di argilla rossa, non visibile dalla nostra posizione, perch\u00e9 la sua pendenza da una certa quota in su diminuiva, si udiva il latrato di un cane che, a tratti, si trasformava in un lugubre e modulato ululato che, per tonalit\u00e0 e melodia, avrebbe potuto accendere l\u2019invidia di un lupo siberiano capo-clan. Sembra accertato che ci siano animali che sentono in anticipo ci\u00f2 che di grave e catastrofico sta per accadere e sembrava proprio che quel cane fosse conscio di quella sua prerogativa e ci dava dentro con il suo abbaiare e il suo ululare, fra di loro alternati in una sequenza che sembrava non dovesse pi\u00f9 finire. <\/em><\/p>\n<p><em>Intanto, i due tecnici, ignari del mio stato di agitazione, si erano seduti sul ciglio della pista, dalla parte opposta al fronte, con i piedi appoggiati sul fondo del fosso di guardia che la fiancheggiava, escavato per convogliare in bacini di raccolta le acque dilavanti di origine meteorica, e m\u2019invitarono a sedere con loro. Guardandomi attorno, senza nascondere la mia preoccupazione, accettai l\u2019invito, e mi sedetti di fianco la perito Lucidi, forse perch\u00e9 con lui avevo maggiore confidenza. <\/em><\/p>\n<p><em>Essi continuarono nella loro accesa discussione e l\u2019ingegnere disse, con convinzione: -Certo, il pericolo di franamento \u00e8 reale, senz&#8217;ombra\u00a0di dubbio; per\u00f2 non \u00e8 cos\u00ec imminente: ritengo, infatti, che se il tempo terr\u00e0 e non ci saranno piogge di una certa intensit\u00e0, avremo il tempo necessario per formare un contrafforte di contenimento del fronte del\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>, utilizzando l\u2019argilla della copertura della lignite, per cui il rischio che avvenga la frana sar\u00e0 scongiurato.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>A tale affermazione, il perito rispose: &#8211; No, ingegnere, mi consenta di contraddirla, perch\u00e9, secondo me, la situazione \u00e8 tutta sotto controllo, tanto che, pioggia o non pioggia, non sar\u00e0 necessario ricorrere alla realizzazione di un contrafforte per sostenere questo declivio, perch\u00e9 non verr\u00e0 gi\u00f9; il contrafforte lo faremo, ma con comodo, come progettato: non ora! <\/em><\/p>\n<p><em>Forse, lo scambio di idee non fu esattamente questo \u2013 \u00e8 passato tanto tempo, per\u00f2 la sostanza s\u00ec. <\/em><\/p>\n<p><em>Nel frattempo, intanto che con un orecchio ascoltavo attentamente questi scambi di pareri, con l\u2019altro cercavo di seguire ci\u00f2 che stava succedendo intorno a noi. Infatti, oltre a sentire le manifestazioni sonore del cane, che continuavano ormai senza tregua, il mio udito, in spasmodica tensione, aveva captato un altro rumore, che aveva acuito la mia ansiet\u00e0 e il mio disappunto per trovarmi, forse, \u201cnel luogo sbagliato al tempo sbagliato\u201d, proprio al di sotto di quel costone che, da un momento all&#8217;altro, poteva venir gi\u00f9: era il rumore ormai quasi continuo di brecciolino, che dall&#8217;alto\u00a0precipitava lungo le scanalature sagomate dallo scorrimento delle acque meteoriche superficiali e si accumulava alla base della parete in piccoli cumuli, come quelli che formano le formiche quando, a primavera, si aprono la via verso il piano di campagna, dopo il lungo riposo invernale. Non vedendomi tranquillo, bens\u00ec piuttosto agitato, i tecnici si scambiarono uno sguardo d\u2019intesa e l\u2019ingegner Di Stefano, rivolgendosi verso di me con un sorriso, mi chiese: E lei. Ingegnere, come la pensa in proposito?<\/em><\/p>\n<p><em>Devo confessare che la domanda fu, in un certo senso, liberatoria per me, giacch\u00e9 mi consentiva di esprimere, quasi ufficialmente, il mio parere, per cui la mia risposta fu all&#8217;incirca\u00a0la seguente: &#8211; Confesso la mia ignoranza in materia, perch\u00e9 non ho mai avuto l\u2019occasione di vedere frane potenziali e tanto meno in atto. Dove abito io, a Ferrara, la vetta pi\u00f9 elevata \u00e8 costituita dal Montagnone che, se non vado errato, si eleva sulla pianura attorno a una decina di metri o poco pi\u00f9. Per\u00f2, detto\u00a0<span style=\"vertical-align: inherit;\"><span style=\"vertical-align: inherit;\">tra di noi,<\/span><\/span>\u00a0prima ci togliamo di qui, e alla svelta anche, e pi\u00f9 contento sar\u00f2.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em> Loro si guardarono e scoppiarono in una fragorosa risata, alla quale mi associai pure io; ma la mia risata non aveva proprio per niente quell&#8217;allegria\u00a0che voleva dimostrare. Commentarono che il mio parere non poteva essere che cos\u00ec, proprio perch\u00e9 le frane erano una novit\u00e0 per me. Per\u00f2 si trovarono d\u2019accordo che era gi\u00e0 giunto il momento per sloggiare, non per dar corpo alla paura da me mostrata, bens\u00ec perch\u00e9, del resto, si era ormai alla fine della mattinata ed era ora di rientrare negli uffici. <\/em><\/p>\n<p><em>Il rientro avvenne con maggiore tranquillit\u00e0, avendo l\u2019ingegner Di Stefano imposto al perito Lucidi una velocit\u00e0 pi\u00f9 consona al mezzo e allo stato viario. <\/em><\/p>\n<p><em>La \u201cpasseggiata\u201d fin\u00ec l\u00ec e nessuno ci pens\u00f2 pi\u00f9, per il momento \u2013 o almeno pareva, &#8211; alla potenziale frana del\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>. <\/em><\/p>\n<p><em>Il pomeriggio dello stesso giorno, verso la fine della giornata lavorativa, dopo essermi ripulito e aver indossato abiti pi\u00f9 civili, stavo per uscire dall&#8217;area\u00a0della miniera, per fare una passeggiata in paese per conoscerlo e, soprattutto, per scambiare quattro chiacchiere con i minatori che avevano finito il loro turno di lavoro e si riunivano davanti al bar centrale per godere del fresco serotino, disputando una partita a carte e gustando insieme una fresca \u201combretta\u201d di quello \u201cbuono\u201d (del resto la zona del Chianti \u00e8 appena al di l\u00e0 delle cime dei rilievi che si elevano verso sud). Lo scambio di idee con i lavoratori mette a disposizione un\u2019enorme quantit\u00e0 di notizie tecniche, di esempi, di risoluzione pratica di problemi, che \u00e8 un\u2019assurdit\u00e0 cercare sulla carta stampata, perch\u00e9 mai e poi mai qualcuno si \u00e8 presa la briga di scrivere qualcosa in merito. <\/em><\/p>\n<p><em>Nel momento in cui passavo di fianco agli uffici della direzione, una figura si sporse dalla finestra, chiamandomi con l\u2019inconfondibile accento del tedesco che si esprime in italiano: era il direttore della miniera che si chiamava \u2013 spero di ricordare giusto \u2013 Otto Zimmermann. \u2013Inceniere, mai vista\u00a0grosse\u00a0frana? Al\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>,\u00a0heute, centocinquantamila\u00a0cubic meter\u00a0di argilla\u00a0kaputt! Molto interessante, andare a\u00a0federe! La mia risposta, probabilmente insolente, ma sicuramente sfrontata (forse dettata dalla mia giovane et\u00e0, ma non per questo giustificabile sino in fondo) esplose pronta: Signor Direttore, ma la portano via questa sera? \u2013 Mi guard\u00f2 perplesso ed esal\u00f2 un lieve\u00a0nein. \u2013 Allora la vado a vedere domani mattina, lo prometto!- Mi guard\u00f2 come per dire: -Be\u2019, in fin dei conti non c\u2019\u00e8 tutta questa fretta -, e, salutandomi con un cenno della mano e abbozzando un sorriso, con uno\u00a0ja, gut\u00a0si ritir\u00f2 nell\u2019ombra del suo ufficio. <\/em><\/p>\n<p><em>Il mattino successivo ero seduto alla scrivania che mi era stata prestata per fare le relazioni che ritenevo opportuno e per tenere le mie \u201cpreziose\u201d carte, quando, a un tratto, un\u2019ombra mi tolse la luce del sole. Mi accusava, dicendo: Lei lo sapeva! Alzai gli occhi, per capire che cosa si fosse intromessa fra me e la finestra, e nello stesso tempo una voce potente e cupa mi accusava, dicendo: Lei lo sapeva! e tale affermazione fu ripetuta pi\u00f9 volte. Si trattava del perito Benei, uomo alto, robusto, dall&#8217;aspetto\u00a0burbero, ma con un cuore d\u2019oro, che mi biasimava, perch\u00e9 non avevo comunicato pure a lui, responsabile dei macchinari di miniera, ci\u00f2 che io temevo sarebbe potuto accadere al\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>. <\/em><\/p>\n<p><em>Solo allora mi resi conto che il mio parere non era passato sotto silenzio e che l\u2019ingegnere e il perito, con i quali avevo fatto il sopralluogo al\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>, lo avevano reso pubblico negli uffici. E immaginai le matte risate che si erano fatte tutti insieme. Non solo, ma ormai ero sicuro che tutti i lavoratori della miniera erano venuti a conoscenza del fatto e anche loro si erano lasciati andare a ridere a crepapelle, sino all&#8217;indolenzimento\u00a0delle mandibole. <\/em><\/p>\n<p><em>Ma altrettanto sicuramente le risate si erano smorzate in gola e i risolini si erano gelati sulle labbra, quando, come una bomba a orologeria, esplose la notizia che la catastrofe da me paventata, si era trasformata in dura realt\u00e0. <\/em><\/p>\n<p><em>Non so con esattezza l\u2019ora alla quale si sia verificato il franamento dell\u2019argilla rossa del\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>, ma sicuramente \u00e8 stato nel primo pomeriggio: se si vuole, uno spazio di tempo infinitamente ridotto per fenomeni che si possono riscontrare in tempi geologici. <\/em><\/p>\n<p><em>Nessuno ha creduto alla Sua profezia, naturalmente,- ha rincarato il perito Benei, ma, nel dubbio, ho pensato alle maestranze e alle macchine: cos\u00ec, ho fatto spostare gli escavatori a ruota dall\u2019area di influenza della potenziale frana in zona di sicurezza e ho adibito i cavatori a lavori diversi da quanto programmato; disgraziatamente, proprio per non cadere pi\u00f9 di tanto nel ridicolo, non ho fatto allontanare una ruspa e un escavatore a braccio Fiorentini, che sono rimasti sepolti l\u00e0 sotto.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, ai risolini di tecnici e cavatori si sostituirono occhiate, non so se di rispetto o di timore reverenziale per chi aveva temuto l\u2019avvenimento immediato di un fenomeno tanto raro quanto vistoso e che, come la Cassandra omerica, non era stato creduto. <\/em><\/p>\n<p><em>Ma, torno a ripeterlo, ci\u00f2 che m\u2019indusse a formulare quella \u2013 chiamiamola \u2013 profezia, non fu certo una premonizione, bens\u00ec semplicemente la paura di quanto sarebbe potuto accadere, se la nostra sosta l\u00e0 sotto si fosse prolungata a lungo. <\/em><\/p>\n<p><em>La ruspa fu esumata qualche giorno dopo e, data la sua conformazione massiccia e la sua compattezza, non aveva subito danni irreparabili, tanto che fu facilmente recuperata e rimessa in moto; il Fiorentini, invece, fu accantonato da una parte, in attesa di tempi migliori\u2026 <\/em><\/p>\n<p><em>Qualche tempo pi\u00f9 tardi tornai alla miniera per raccogliere i dati che mi avrebbero consentito di preparare la tesi di laurea, e tra i rottami di ferro, di macchinari fuori uso e di attrezzature abbandonate, scorsi un braccio a traliccio di un Fiorentini, tutto contorto e arrugginito: che fosse lo stesso che era stato travolto dalla frana e dalla stessa inglobato? <\/em><\/p>\n<p><em>Non volli \u201cmettere il dito sulla piaga\u201d, avanzando domande di chiarimento, alle quali, forse, sarebbero state date risposte imprecise ed elusive. Ma, detto\u00a0inter nos, per me quel braccio era proprio quello incidentato, che portava su di s\u00e9 i segni di quella terribile avventura vissuta al\u00a0<span class=\"lG\">Ronco<\/span>\u2026<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"uyb8Gf\">\n<p>Mario Zaniboni<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<section class=\"jT\">\n<div class=\"OW\"><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"f2FE1c\">\n<div class=\"vl\">\n<div class=\"bc\" tabindex=\"100\">\n<div class=\"r4\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia\u00a0 dell&#8217;ing. 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