{"id":549,"date":"2021-04-14T10:16:21","date_gmt":"2021-04-14T10:16:21","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=549"},"modified":"2021-04-14T10:16:21","modified_gmt":"2021-04-14T10:16:21","slug":"discesa-in-galleria-il-fragoroso-rumore-del-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/discesa-in-galleria-il-fragoroso-rumore-del-silenzio\/","title":{"rendered":"Discesa in galleria. Il fragoroso rumore del silenzio"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Un nuovo racconto dell&#8217;ingegner Mario Zaniboni che ebbe modo di conoscere le miniere del Valdarno durante i suoi studi universitari&#8230;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Quando si lavora nelle attivit\u00e0 estrattive, se non nei casi in cui si opera a cielo aperto, o perch\u00e9 il giacimento arriva alla superficie del suolo o perch\u00e9 la ditta desidera fare un\u2019estrazione globale, rimuovendo il tutto, dopo un certo tempo, durante il quale il minerale \u00e8 estratto quasi direttamente senza la necessit\u00e0 di lavori preparatori, non si pu\u00f2 far altro che entrare il galleria, procedendo in profondit\u00e0, in quanto il materiale \u201ccomodo\u201d \u00e8 esaurito. Un esempio, che sicuramente \u00e8 noto a tutti, riguarda la raccolta delle pepite d\u2019oro, che inizialmente avveniva semplicemente dragando i greti dei torrenti; basta ricordare il Klondike, regione del territorio del canadese Yukon dove, nel 1896, inizi\u00f2 la famosa corsa all\u2019oro, che si concluse nel 1910, giacch\u00e9 l\u2019estrazione richiedeva mezzi che i cercatori non avevano, per cui la coltivazione continu\u00f2, e continua tuttora, ma portata vanti da una sola grande e ricca societ\u00e0. Altro esempio eclatante riguarda i cristalli di diamante raccolti sul terreno come si fosse trattato di granelli di riso; finita la cuccagna, si avvi\u00f2 l\u2019escavazione in profondit\u00e0 per giungere oggi alla famosa \u201cminiera a pozzo\u201d di Kimberley, la capitale della provincia del Capo Settentrionale del Sud Africa; una vera e propria voragine, che forse avrebbe ispirato il poeta Alighieri per la sua Divina Commedia.<\/p>\n\n\n\n<p>In formato ridotto si \u00e8 verificato anche per altri minerali, che avevano i depositi che giungevano alla superficie topografica del suolo. Ed \u00e8 ci\u00f2 che capit\u00f2 pure alla miniera di lignite di Castelnuovo dei Sabbioni, presso San Giovanni Valdarno, prima di avviarne la coltivazione con scoperchiatura totale per eliminare il \u201ccappellaccio\u201d di argilla. Infatti, nelle campagna dei dintorni si evidenziavano affioramenti di lignite e questo, nel 1875, fu un invito per un gruppo di industriali a decidere di sfruttare il piccolo tesoro che si trovava sotto i loro piedi: bastava razzolare un po\u2019 per ricavare il combustibile, prezioso soprattutto per il nostro Paese, che la natura ha trattato non tanto bene in quanto a minerali utili. Cos\u00ec fu avviata la coltivazione della lignite, carbone non di grande qualit\u00e0, essendo terzo, dietro antracite e litantrace, ma pur sempre orgogliosamente davanti alla modestissima torba.<\/p>\n\n\n\n<p>La lignite era estratta in galleria, con tutte le difficolt\u00e0 e i disagi che ne sono connessi. I minatori, tutti operai e contadini del Valdarno, si spingevano entro le viscere della terra, percorrendo lunghe gallerie, in un ambiente sicuramente poco sano, sia per la natura del materiale in coltivazione, che liberava polveri carboniose sottili e odori non certo assimilabili a quelli di Chanel o di qualche altra importante <em>maison <\/em>francese, sia per la temperatura pi\u00f9 elevata che non a cielo aperto. E\u2019 noto, infatti, che per effetto del cosiddetto gradiente termico, la temperatura cresce di circa 1\u00b0C ogni 30 o 40 metri di aumento della profondit\u00e0. Nel caso in esame, essendo il giacimento sotto una copertura argillosa dello spessore attorno agli 80 metri, l\u2019aumento termico era sicuramente sui 3-4\u00b0C.<\/p>\n\n\n\n<p>I minatori lavoravano in un ambiente caldo, che li obbligava a stare a torso nudo, con il capo protetto con copricapi improbabili e non con il casco protettivo, che &#8211; secondo notizie proveniente dalla zona &#8211; allora era un emerito sconosciuto, mentre oggi appartiene ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), previsto dalle leggi sulla sicurezza personale e, pertanto, obbligatorio. Con l\u2019uso di picconi, faticosamente staccavano dal giacimento, poco alla volta, il minerale prezioso per la zona, lo caricavano su vagoncini che, trainati da cavalli, lo portavano sulla superficie del suolo, con l\u2019intervento di argani elettrici, dove era necessario; qui, era accumulato in un luogo di cernita, dove un altro gruppo di lavoratori, fra cui non mancavano donne e ragazzi, si dava da fare per dividere la lignite dal materiale sterile (particolarmente argilla), per dividere quella umida (bazzotta) da quella secca e per differenziarne le varie pezzature. Come si \u00e8 detto, sicuramente un lavoraccio, pesante e per niente igienico.<\/p>\n\n\n\n<p>La coltivazione continuava a pieno ritmo, tanto che fino all\u2019ultima guerra mondiale, le persone coinvolte nella produzione erano sulle cinquemila. Durante il conflitto, la lignite divenne molto importante per approvvigionamenti di vario tipo: il principio dell\u2019autarchia era perfettamente applicato, in questo caso. Non mancarono turbolenti scontri fra lavoratori uniti in cooperative e societ\u00e0 mineraria. Infine, verso la met\u00e0 del XX secolo, fra la fine degli anni \u201950 e l\u2019inizio degli anni \u201960, l&#8217;ENEL decise che la soluzione migliore sarebbe stata quella che prevedesse la coltivazione della lignite a cielo aperto, cio\u00e8 con l\u2019estrazione totale in un sola volta. Pertanto, acquist\u00f2 la concessione di Santa Barbara e costru\u00ec a suoi margini una centrale termoelettrica, identificata con la scritta bianca su sfondo blu: \u201cENEL PRODUZIONE S.p.A. \u2013 Unit\u00e0 di Business Santa Barbara \u2013 Miniera Santa Barbara\u201d, fatta su un cartello indicatore fissato alla base delle enormi torri di raffreddamento.<\/p>\n\n\n\n<p>E a questo punto, la coltivazione del minerale utile, fatta con le tre coppie di formidabili macchine, non ebbe pi\u00f9 grandi scosse; forse, ci\u00f2 che resta ancora sospeso \u00e8 il recupero finale dell\u2019ambiente a suo tempo per necessit\u00e0 scompaginato. Non si trattava di una bazzecola: bisognava risistemare circa 3000 ettari di terreno: qualcuno ha definito l\u2019ambiente in fase finale &#8211; e forse non a torto &#8211; un \u201cpaesaggio lunare\u201d. Per la cronaca, alla conclusione dell\u2019attivit\u00e0 mineraria per l\u2019esaurimento del giacimento avvenuta nel 1994, si conteggi\u00f2 che la movimentazione terra aveva interessato circa 390 milioni di metri cubi di materiale sterile, mentre la quantit\u00e0 di lignite estratta \u00e8 stata sui 30 milioni tonnellate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che interess\u00f2 a me personalmente, fu quanto ebbi modo di vedere e imparare durante il mio soggiorno nella miniera. Allora, tutte le operazioni avvenivano sotto il sole, con le tre coppie di \u201cmostri\u201d meccanici, veri e propri dinosauri moderni, che era uno spettacolo da osservare mentre, sconvolgendo il suolo, tiravano fuori il frutto nascosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, uno dei dirigenti mi avvicin\u00f2 per chiedermi se non ero mai stato in galleria. Confessai che, fino ad allora, non mi era mai capitato di entrare in qualcuna che non fosse stradale o ferroviaria. Allora mi disse che, per questioni topografiche, in uno dei piazzali e in un punto ben preciso, era stato posizionato un gruppo di perforazione, avente lo scopo di stabilirne la corrispondenza rispetto a una galleria. Secondo loro, la punta del trapano aveva colpito, come si richiedeva, il tetto della galleria interessata ed era necessario, per la prosecuzione della stesura del collegamento delle mappe sulle diverse quote, accertarsi se veramente si era centrato il bersaglio, oppure se si fosse incontrato un vuoto naturale. Pertanto, se fossi stato d\u2019accordo, avrei potuto accompagnare il minatore incaricato della verifica del caso. Ne fui lieto.<\/p>\n\n\n\n<p>Indossai gli scarponcini e, entrambi con il casco munito illuminazione, ci infilammo nella galleria che rapidamente scendeva verso il buio. Non ricordo la sua larghezza, ma la sua altezza, molto ridotta, mi \u00e8 ben fissata nella memoria, perch\u00e9 se non ci fosse stata la protezione del casco, sicuramente saremmo tornati al sole con il capo cosparso di bernoccoli. Con la luce portatile, scendemmo sollecitamente fra le strutture in legno di sostegno del tetto, fatte veramente a regola d\u2019arte. E scendemmo, scendemmo; di quando in quando mi giravo indietro, per guardare l\u2019apertura luminosa che diventava sempre pi\u00f9 piccola e lontana, mentre il silenzio, rotto solamente dallo scalpiccio dovuto ai nostri scarponcini, talvolta era accompagnato dalla caduta di qualche goccia d\u2019acqua, che si staccava dall\u2019alto; e da non sottacere i nostri moccoli formulati fra i denti, quando, distraendoci, battevamo il casco contro le travi.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente, quando l\u2019entrata era diventata solamente un puntino luminoso in alto all\u2019orizzonte, vedemmo la punta del trapano che, come una stalattite, scendeva dal soffitto fino alla met\u00e0 della galleria. Il mio accompagnatore impugn\u00f2 il martello che aveva con s\u00e9 e batt\u00e9, ben ritmati, alcuni colpi sul gambo del trapano, e immediatamente sentimmo la risposta vibrare sopra le nostre teste. Pertanto, comprendemmo che la missione era compiuta: avevamo raggiunto il punto ricercato, la perforazione era perfettamente al centro del tetto della galleria, e sul piazzale avevano la conferma che lo studio topografico era stato perfetto. Piano piano ritornammo verso l\u2019ingresso della galleria, madidi di sudore, e finalmente uscimmo al bruciante sole estivo, essendo estate e inizio del pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 trattato di un\u2019esperienza importante, giacch\u00e9 mi dava la possibilit\u00e0 di fare un confronto fra le condizioni di lavoro in cui i minatori si muovevano e quelle di un\u2019organizzazione che praticamente lasciavano alle macchine le parti pi\u00f9 faticose dell\u2019intera opera. Un confronto che chiariva perfettamente che i vincitori erano quuegli uomini che, sfruttando al massimo le macchine, possono un po\u2019 rilassarsi, ma senza mai perdere di vista il loro compito: si tratta di macchine e, come tali, devono essere trattate, senza mai sottovalutarne l\u2019importanza, ma pure la pericolosit\u00e0, perch\u00e9, naturalmente, non possono ragionare e d\u00e0nno solamente ci\u00f2 che a loro \u00e8 stato insegnato di dare e, se trattate in mala maniera, be\u2019, spesso il risultato \u00e8 molto meno che soddisfacente.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>(Ing. Mario Zaniboni)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si lavora nelle attivit\u00e0 estrattive, se non nei casi in cui si opera a cielo aperto, o perch\u00e9 il giacimento arriva alla superficie del suolo o perch\u00e9 la ditta desidera fare un\u2019estrazione globale, rimuovendo il tutto, dopo un certo tempo, durante il quale il minerale \u00e8 estratto quasi direttamente senza la necessit\u00e0 di lavori preparatori, non si pu\u00f2 far altro che entrare il galleria, procedendo in profondit\u00e0, in quanto il materiale \u201ccomodo\u201d \u00e8 esaurito&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":552,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,15,1],"tags":[113,103,110,100,101,120,117,102,114],"class_list":["post-549","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-centrali","category-testimonianze","category-uncategorized","tag-castelnuovodeisabbioni","tag-cavriglia-2","tag-miniere-2","tag-minierecavriglia","tag-minieredelvaldarno-2","tag-miningheritage","tag-miningstories","tag-museomine","tag-tuscany-2"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=549"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":553,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549\/revisions\/553"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/media\/552"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}