{"id":527,"date":"2021-01-05T09:49:07","date_gmt":"2021-01-05T09:49:07","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=527"},"modified":"2021-01-05T09:49:07","modified_gmt":"2021-01-05T09:49:07","slug":"la-befana-delle-miniere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-befana-delle-miniere\/","title":{"rendered":"La Befana delle miniere"},"content":{"rendered":"\n<p>Per un museo come MINE che ospita il parente povero del carbone, ci pareva curioso raccontarvi un po\u2019 la tradizione della Befana.&nbsp; Queste vecchiette sono di tanti tipi e la loro storia si perde nel tempo accomunando popoli. In Valdarno siamo abituati a festeggiare l\u2019Epifania con una fantoccia. Il dolce, tipico del nostro territorio fa bella mostra di s\u00e9 nei negozi gi\u00e0 i primi giorni dell\u2019anno e nelle case ognuno, seguendo la ricetta di famiglia, sperimenta la costruzione della propria fantoccia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019immaginario collettivo la Befana \u00e8 una vecchia goffa, vestita di cenci, dallo sguardo non troppo benevolo che, passando di casa in casa, reca buon auspicio per l\u2019anno nuovo, lascia doni e chiede a sua volta un obolo rappresentato da frutta secca, fieno per l\u2019asinello, legna per ravvivare il fuoco nel camino della casa visitata. Fino al secondo dopoguerra superava, nel sentire popolare, il Natale il quale era riconosciuto come importante festa religiosa e nulla pi\u00f9, mentre era proprio durante la notte dell\u2019Epifania che si ripeteva un rito ancestrale lontano nei secoli ma sempre presente nel sentire comune.\u00a0 La Befana, o la vecchia, che con la sua compagnia visitava le case del paese, si presentava sempre con il proprio marito, o il vecchio e con una giovane figliola alla quale bisognava trovare un po\u2019 di dote perch\u00e9 si potesse sposare e sposandosi potesse \u201cproliferare\u201d. Si tratta di una semplice simbologia: il matrimonio e la sua fecondit\u00e0 rappresentano la fertilit\u00e0 della terra.<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione, antichissima e legata alla ritualit\u00e0 pagana, si \u00e8 modificata nel tempo come ogni manifestazione che si rispetti; ma sicuramente una forte influenza sull\u2019antico rito fu esercitata dalla chiesa cattolica che dopo il concilio di Trento (1563) cominci\u00f2 a curarsi in maniera \u201cparticolare\u201d delle campagne nelle quali erano sopravvissuti riti pagani legati alle primitive religioni animistiche. Questo spiega il tenore teologico di certi canti beneaugurali tramandati a memoria in Valdarno e l\u2019assimilazione del peregrinare della befana al viaggio dei Magi verso la capanna di Betlemme e la promiscuit\u00e0 tra sacro e profano nella <em>befanata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In Valdarno la <em>befanata <\/em>si svolgeva nella medesima maniera in tutte le zone: un gruppo di uomini si mascheravano secondo i vari personaggi e accompagnati da un poeta, che non si travestiva e da un suonatore, giravano nelle famiglie per salutare, augurare un buon anno e questuare un po\u2019 di uova, <em>picce<\/em>\u00a0(i fichi secchi con dentro noci o altro), noci o altri alimenti disponibili nelle case contadine. Il rito era semplice: davanti alla porta di casa il poeta chiedeva, improvvisando ottave, di fare entrare la compagnia della quale si faceva garante; una volta entrati i \u201cbefani\u201d intonavano un canto beneaugurale e successivamente inscenavano, improvvisando, una scenetta nella quale si organizzava lo sposalizio della figlia dei vecchi. D\u2019un tratto la vecchia si accasciava al suolo moribonda, a quel punto il vecchio disperato cominciava a pregare i presenti perch\u00e9 facessero qualcosa per la sua povera moglie che dopo un po\u2019 di preghiere con un poco di vino si rimetteva in forze principiando un ballo col vecchio e coinvolgendo a mano mano tutta la famiglia. Terminato il ballo i befani raccoglievano le offerte in un canestro (<em>crine<\/em>) acconciato per l\u2019occasione e il poeta intonava qualche ottava di ringraziamento. Da quel momento cominciava in quella casa il carnevale. Quella stessa notte i bambini della casa avrebbero preparato vicino al camino un po\u2019 di fieno e un fastellino di legna per la \u201cvera\u201d befana che si sarebbe fermata un momento per rifocillare il proprio asino e per scaldarsi un po\u2019. Un testimonianza in tal senso la fornisce Giuliano Pagliazzi, nato a Cafaggio presso Le Corti nel Comune di Cavriglia nel 1925, che nelle sue memorie scrive: \u00ab<em>la Befana era una vecchina che arrivava con un barroccino carico di regali tirato da un asinello, scendeva, calando dal camino, nelle case di tutti i bambini buoni lasciando i regali, poi si scaldava con la legna e prendeva il fieno per il suo asinello. Per aspettare la Befana qualche giorno prima si andava alle Querci del Grillo &#8211; <\/em>conosciuto come i Quercioni <em>&#8211; a fare dei fastellini di rami secchi o scope che venivano chiamati \u201ci fastellini della Befana\u201d<\/em>\u00bb<em>. <\/em>Era usanza prima della guerra &#8211; la seconda guerra mondiale &#8211; nella terra delle miniere preparare questi fastellini assieme al fieno che venivano fatti trovare ai bambini la sera del 5 gennaio. Allora non c\u2019era Babbo Natale ma la Befana, era lei la star delle feste ed era lei che chiudeva il vecchio anno e apriva con buono auspicio quello nuovo.\u00a0 Dopo la seconda guerra mondiale colla dissoluzione della civilt\u00e0 contadina, il progresso economico e lo spopolamento delle campagne l\u2019Epifania \u00e8 restata esclusivamente la festa dei bambini e la Befana si \u00e8 trasformata nella \u201cfata benigna\u201d che porta dolci e giochi ai bambini buoni e cipolle e carbone a quelli cattivi.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La Befana \u00e8 sempre stata festeggiata in passato nel bacino minerario. Ci sono foto negli archivi del museo che ci raccontano dei doni che la Mineraria portava ai bambini, i figli dei minatori ma ci sono anche le foto della Befana di guerra, quella che gli alleati festeggiarono con la popolazione il 6 gennaio 1945. Le foto le aveva scattate Leo Camici. La vecchina non si vede ma in compenso mentre un soldato \u00e8 intento a mescolare in enormi pentoloni del liquido caldo che poi viene distribuito alla popolazione, altri militari sono pronti a regalare qualcosa ai bambini (e di solito erano cioccolate e dolci). I pi\u00f9 piccoli in calzoni corti e le bambine con le gonne al ginocchio e i calzettoni arrotolati scorrazzano in lungo e in largo lungo la via dei negozi del vecchio paese di Castelnuovo, la via che oggi non esiste pi\u00f9. I pi\u00f9 grandi con ceste di vimini accolgono i doni e tutti festeggiano la prima Befana senza guerra. Si chiacchiera, si scherza, si sorride&#8230; Davvero un buon auspicio!<\/p>\n\n\n\n<p>(P. Bertoncini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019immaginario collettivo la Befana \u00e8 una vecchia goffa, vestita di cenci, dallo sguardo non troppo benevolo che, passando di casa in casa, reca buon auspicio per l\u2019anno nuovo, lascia doni e chiede a sua volta un obolo rappresentato da frutta secca, fieno per l\u2019asinello, legna per ravvivare il fuoco nel camino della casa visitata. Fino al secondo dopoguerra superava, nel sentire popolare, il Natale il quale era riconosciuto come importante festa religiosa e nulla pi\u00f9, mentre era proprio durante la notte dell\u2019Epifania che si ripeteva un rito ancestrale lontano nei secoli ma sempre presente nel sentire comune.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":529,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[71,11,10,15],"tags":[164,113,170,168,100,101,167,169,114,166,165,171],"class_list":["post-527","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-agricoltura-e-mezzadria","category-2guerra","category-ricerche","category-testimonianze","tag-befana","tag-castelnuovodeisabbioni","tag-fantoccia","tag-intangibleheritage","tag-minierecavriglia","tag-minieredelvaldarno-2","tag-mondoagricolo","tag-poeti","tag-tuscany-2","tag-usanze","tag-vecchietradizioni","tag-vecchina"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=527"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":532,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/527\/revisions\/532"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/media\/529"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=527"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=527"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=527"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}