{"id":522,"date":"2020-12-22T17:02:42","date_gmt":"2020-12-22T17:02:42","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=522"},"modified":"2020-12-22T17:02:42","modified_gmt":"2020-12-22T17:02:42","slug":"la-paga-dei-minatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-paga-dei-minatori\/","title":{"rendered":"La paga dei minatori"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019area mineraria \u00e8 sempre stata una zona di scioperi, lotte, proteste, a volte anche violente. Spesso le rivendicazioni riguardavano il salario. La prima agitazione scoppi\u00f2 nel 1898, pochi anni dopo l\u2019apertura delle miniere, il problema per cui si chiedevano migliorie era proprio il salario minimo corrisposto alle 12 ore di lavoro giornaliere, troppo basso, appena sufficiente per vivere. La paga dei minatori durante la storia dell\u2019area mineraria \u00e8 cambiata assieme ai protagonisti, legata a doppio filo ai momenti della storia e alla richiesta di lignite sul mercato. Il salario era diverso anche in base al lavoro svolto in miniera, i caricatori erano quelli che riscuotevano di meno, poi venivano i minatori, i capo minatori, i sorveglianti ed infine gli ingegneri. Non erano uguali nemmeno le tipologie di paga, esisteva il cottimo e l&#8217;economia e un misto di entrambe. La tipologia di salario influiva sul lavoro, chi lavorava a cottimo guardava poco alla sicurezza ma cercava di scavare pi\u00f9 combustibile fossile possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni successivi alla prima agitazione molte cose nel bacino minerario cambiarono: arriv\u00f2 la Grande Guerra, si richiedeva un aumento considerevole di combustibile fossile, i mercati esteri erano chiusi e \u201cl\u2019industria bellica\u201d ne incrementava il bisogno. Cosa accadde ai salari? Per far fronte all\u2019aumento della richiesta della manodopera fecero il loro ingresso in miniera donne e ragazzi, precedentemente quasi del tutto esclusi da questa tipologia di lavoro. Donne e ragazzi erano pagati meno o meglio sottopagati rispetto ai minatori e lo saranno anche durante e dopo il secondo conflitto mondiale. Insieme a loro&nbsp; &#8211; dato che gli uomini iniziavano ad essere chiamati al fronte &#8211; , furono impiegati in miniera pigionali e mezzadri, anziani di et\u00e0 e non utili allo sforzo bellico, assieme a molti profughi italiani che giungevano dalle terre del fronte (Trentino, Friuli Venezia Giulia), tutti accomunati da una bassa remunerazione spesso di tipo avventizio. Ovviamente ai prigionieri di guerra che lavoravano nelle miniere era riservato altro. Per lungo periodo la militarizzazione della produzione vide il venir meno del diritto allo sciopero e di qualsiasi rivendicazione, esercitato soprattutto con lo spauracchio della revoca all\u2019esonero militare e l\u2019invio immediato al fronte. Nonostante ci\u00f2 non mancarono comunque le richieste di migliorie dei trattamenti salariali, in particolare da parte dell\u2019Unione Sindacale Italiana (USI). Nel 1917 si raggiunse un primo obiettivo, la riduzione oraria con turni di&nbsp; lavoro da 10 ore durante il giorno e 8 ore di notte e un adeguamento salariale di 20-40 centesimi a seconda della qualifica. L\u2019anno successivo con l\u2019aumento del costo dei beni di prima necessit\u00e0 la Societ\u00e0 Mineraria rispose alle intense richieste dei minatori con l&#8217;aumento del compenso dell\u2019indennit\u00e0 caroviveri, garantendo un occhio di riguardo per coloro che non potevano rifornirsi alle cooperative di consumo, che vendevano prodotti a prezzi calmierati.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni che seguirono il primo dopoguerra furono molto movimentati in Valdarno e in particolar modo a Cavriglia. Nell\u2019area mineraria avvennero alcuni cambiamenti che andarono ad incidere sui salari. In primo in luogo il ridimensionamento della richiesta della lignite, dovuto alla riapertura dei mercati esterni. Per sopperire a queste perdite la lignite venne impiegata in maniera massiccia per la produzione dell\u2019energia elettrica e venne anche proposto il progetto per una nuova acciaieria da realizzare a Castelnuovo, impianto che si sarebbe occupato della produzione di pezzi meccanici fini utilizzati anche per le automobili. Un progetto che non vide mai la luce. &nbsp;Non mancarono proteste, scioperi.&nbsp; Il fermento politico di questi anni fu vivacissimo e port\u00f2 ad epocali mutamenti, dovuti soprattutto alle 11 settimane di mobilitazione a cui parteciparono per la prima volta non solo i minatori ma anche sorveglianti, caporali e impiegati. Dopo questo lungo periodo riuscirono ad ottenere un aumento salariale e una riduzione delle ore 8 lavorative in esterno e 6 e mezzo per i minatori. L\u2019apice delle proteste sfoci\u00f2 negli episodi drammatici del marzo 1921. In seguito a questi avvenimenti ci furono pensanti rivendicazione della Societ\u00e0 Mineraria sui minatori, che riguardarono anche il salario che in alcuni casi venne ridotto fino al 75%. Gli operai persero anche altre indennit\u00e0 e arretrati.<\/p>\n\n\n\n<p>La fine degli anni \u201820 non vide sostanziali modifiche; la crisi economica era ormai mondiale e anche il bacino del Valdarno ne risent\u00ec. Altro fattore che non aiut\u00f2 il mondo minerario fu l\u2019inizio dell\u2019ascesa al potere di Mussolini e del suo partito. La completa affermazione &nbsp;port\u00f2 poi con s\u00e9 numerose questioni fra le quali il riarmo per la guerra in Africa e &nbsp;la necessit\u00e0 dell\u2019obiettivo dell\u2019indipendenza energetica. Le sanzioni inflitte all\u2019Italia avranno ripercussioni anche sulle attivit\u00e0 di estrazione del bacino minerario. Negli anni \u201830 la produzione riprese a pieno regime per avere il suo culmine nel 1940, anno mai eguagliato per tonnellate di lignite estratta. Decenni nei quali politici, amministrazioni e sindacati cercarono di convogliare nuove maestranze per il lavoro in miniera. Nel 1937 fu raggiunto un importante traguardo: la stipula del primo contratto collettivo nazionale, il quale stabil\u00ec le modalit\u00e0 per le assunzioni, l\u2019orario, i turni, la malattia, gli infortuni, il lavoro notturno, il cottimo, il vestiario, gli alloggi per le maestranze, le mansioni le qualifiche ecc. Il contratto con validit\u00e0 triennale sarebbe dovuto poi essere integrato da accordi provinciali su alcune temi come festivi e straordinari.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo suo scadere nel 1940 venne rinnovato per tutta la durata dello stato di guerra senza sostanziali modifiche &nbsp;nonostante le molte richieste giunte dalle associazioni e dai sindacati.<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo un\u2019altra guerra colpiva il paese e le tecniche adottate per sopperire alla mancanza di manodopera richiamata alle armi furono le stesse usate durante la prima guerra mondiale: donne, ragazzi, immigrati, esuberi del comparto agricolo. Il bacino minerario venne colpito duramente durante il secondo conflitto mondiale e gli anni che seguirono non furono semplici nemmeno per i minatori: bisognava ricostruire la centrale, distrutta al passaggio del fronte e adattarsi alle nuove richieste del mercato. Furono anni di crisi che si protrassero per un decennio circa fino a quando, con il passaggio all\u2019escavazione a cielo aperto, rifior\u00ec l\u2019attivit\u00e0 mineraria cancellando ben presto il mestiere di minatore vero e proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>(G. Peri)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019area mineraria \u00e8 sempre stata una zona di scioperi, lotte, proteste, a volte anche violente. Spesso le rivendicazioni riguardavano il salario. 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