{"id":502,"date":"2020-09-05T13:36:41","date_gmt":"2020-09-05T13:36:41","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=502"},"modified":"2021-03-02T14:02:11","modified_gmt":"2021-03-02T14:02:11","slug":"la-malaria-nelle-miniere-del-basi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-malaria-nelle-miniere-del-basi\/","title":{"rendered":"La malaria nelle miniere del Basi"},"content":{"rendered":"\n<p>Una storia davvero singolare quella che ci racconta  Emilio Polverini. L\u2019articolo usc\u00ec 23 anni fa in un libriccino pubblicato dalla Parrocchia di San Donato a Castelnuovo dei Sabbioni, o meglio, come precisa Emilio Polverini &#8220;dal parroco pro-tempore don Romano Macucci il quale, troppo ottimista riguardo alla diffusione del libro, non lesin\u00f2 sul numero delle copie ordinate alla tipografia&#8221;. Oggi una parte di quei volumi \u00e8 conservata  presso il centro di documentazione del museo. Quando la malaria arriv\u00f2 a Castelnuovo&#8230;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>* * *<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A Castelnuovo dei Sabbioni quasi tutti conoscono, almeno a grandi linee, le alterne vicende e i mutamenti provocati dalle miniere di lignite, fin dalla loro origine, nei paesi circostanti: momenti di grande sviluppo e profonde crisi, relativo benessere e nera miseria, immigrazioni ed emigrazioni di un gran numero di operai e delle rispettive famiglie, periodi di tranquillit\u00e0 e periodi di gravi disordini e agitazioni; per\u00f2, soprattutto, sono evidenti ad ognuno i grandi sconvolgimenti inferti al territorio.<\/em> <em>Ma che le miniere avessero addirittura provocato la malaria, nessuno oggi lo ricorda pi\u00f9; neanche chi ha conversato moltissime volte con vecchi testimoni delle passate vicissitudini minerarie, ha mai sentito parlare di epidemie di malaria in questa zona. Ci voleva il dottor Guido Casini per informarci di questa cosa: egli, nonostante i comprensibili acciacchi dovuti alla sua veneranda et\u00e0, ha sempre una memoria vivissima e si \u00e8 ricordato di avere ricevuto, alcuni anni fa, da un amico specialista di queste cose, un Estratto dagli \u201cAtti della Societ\u00e0 per gli Studi della Malaria\u201d nel quale si parla dettagliatamente di questo episodio. Questo estratto, che contiene i risultati di una ricerca effettuata dal dottor Pio Pasquini nei primi anni del Novecento secolo, viene parzialmente riprodotto in calce a questo scritto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Che la malaria non fosse una malattia molto comune in queste zone, lo dimostra anche il fatto che veniva chiamata \u201cfebbre maremmana\u201d; l\u2019uso di questo termine ci viene confermato da una curiosa filastrocca, segnalataci dall&#8217;amico professor Dante Priore che l\u2019ha registrata, il 13 agosto 1978, dalla viva voce di Lorenzo Gori: &#8220;Chi dice mal di me-ne sia malidetto, \/ sia malidetto per-e una settimana: i\u2019 luned\u00ec li vienga i\u2019 mal di petto<\/em>\/ <em>i\u2019 marted\u00ec la febbre maremmana;<\/em>\/  <em>mercoled\u00ec li vienga i\u2019 prete a letto,\/ i\u2019 gioved\u00ec sia messo nella bara, \/i\u2019 venerd\u00ec la sia fatta la fossa,\/ i\u2019 sabato sia bell\u2019e soppellito.<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p><em>E, in effetti, nel nostro caso si trattava proprio di \u201cfebbre maremmana\u201d: infatti i risultati della ricerca del dottor Pasquini confermano che: \u201c&#8230; Il germe della malaria fu importato da minatori delle miniere maremmane di Montemassi, che vi immigrarono&#8230;\u201d. Sempre dallo scritto del dottor Pasquini emerge un personaggio che fu molto popolare in quegli anni a Castelnuovo, sia per aver contribuito alla composizione di alcune vertenze fra operai e Societ\u00e0 minerarie, sia per aver accettato l\u2019incarico di Presidente della Cooperativa di Consumo fra i Minatori, oltre che, naturalmente, per la dedizione con cui praticava la propria professione: si tratta del dottor Alfredo Paradisi, nato a Piancastagnaio l\u20198 gennaio 1864 e morto a Castelnuovo dei Sabbioni il 5 giugno 1930. Nel momento in cui comparve la malaria, il dottor Paradisi era Ufficiale Sanitario e Medico Condotto, per\u00f2 in precedenza era stato \u201cMedico delle miniere\u201d e ancora nel 1903 era il medico di fiducia della \u201cSociet\u00e0 Operaia di Mutuo Soccorso fra i Minatori di Castelnuovo\u201d: nella relazione, l\u2019attenuazione dell\u2019epidemia viene attribuita appunto \u201c&#8230; alla cura regolare e all&#8217;applicazione di reti metalliche [alle finestre], fattavi per cura del dottor Paradisi&#8230;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>* * *<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La malaria causata dalle escavazioni nella Miniera del Basi, presso Castelnuovo dei Sabbioni estratto da:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>UFFICIO D\u2019IGIENE DEL COMUNE DI FIRENZE SEZIONE DEL LABORATORIO BATTERIOLOGICO E MEDICO- MICROGRAFICO in: Atti della Societ\u00e0 per gli Studi della Malaria, anno VII-1907, pp. 437-460 UFFICIO D\u2019IGIENE DEL COMUNE DI FIRENZE SEZIONE DEL LABORATORIO BATTERIOLOGICO E MEDICO- MICROGRAFICO<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Sull\u2019anofelismo senza malaria (del suo significato precario e degli accorgimenti che ne derivano per la profilassi antimalarica) per il dottor PIO PASQUINI<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>[\u2026] In questi ultimi due anni infatti ho potuto studiare, grazie alla cortesia del prof. Mercanti e del dott. Benedetti, la reinfezione di due regioni anofeliche senza malaria in tali condizioni. L\u2019una \u00e8 costituita dal territorio di Brozzi, presso Firenze; l\u2019altra dal territorio del Basi, nel comune di Cavriglia, in provincia di Arezzo. Quanto si riferisce al territorio del Basi, nel comune di Cavriglia, \u00e8 anche pi\u00f9 tipico. Questa regione ad oltre 250 metri sul livello del mare e ad oltre 120 metri sul livello dell\u2019Arno, a S. Giovanni Valdarno, appartiene ad una serie di colline che fanno parte del bacino carbonifero di Castelnuovo dei Sabbioni. \u00c8 stata, fino all\u2019epoca che ci riguarda, regione saluberrima e fuori da ogni influenza della Valle dell\u2019Arno, in opposto versante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il centro di questa regione era costituito dall&#8217;ingresso di una miniera di lignite. Normale al lato Nord Est della miniera stessa, scorre un fiumiciattolo \u2014 il Borro dei Calvi \u2014 che nel maggio del 1891 ruppe l\u2019argine sinistro, in seguito a piogge torrenziali, ed allag\u00f2 la miniera. Cos\u00ec in questo piccolo imbuto si form\u00f2 un laghetto di rilevante profondit\u00e0 e del diametro di circa 200 metri o poco pi\u00f9, che ha rive instabilissime, perch\u00e9 si vanno riducendo o estendendo, secondo che si passa dalla magra alla piena. Al Borro dei Calvi non furono ricostruiti gli argini, il che forse avrebbe permesso lo sgombro naturale delle acque, cos\u00ec che oggi ancora quel fosso \u00e8 l\u2019affluente e l\u2019emissario del lago.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nella parte pi\u00f9 elevata intorno al lago, a Nord e a Nord Ovest, sorge una villa e un caseggiato fittamente abitato da minatori. A Sud ed in fondo alla vallatella sorgono tre casolari, il Ponte, Bonacci e Paci, egualmente abitati da poveri rivenditori e da minatori. Esclusa la villa, in questi quattro caseggiati l\u2019affollamento \u00e8 enorme, tanto che vi si annidano circa 150 persone che dispongono in genere di una cucina e di una camera per gruppo o famiglia. Le stanze del pianterreno si trovano nelle peggiori condizioni dal lato igienico: sono umide, buie e poco pulite. La vita di quegli abitanti, minatori di lignite, \u00e8 faticosa nei giorni di lavoro e spensierata e forse viziosa alla festa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tre o quattro anni dopo la formazione del lago, apparve un numero grandissimo di zanzare, fra le quali il genere anopheles. Ed \u00e8 giusto pensare che anche prima vi fossero anopheles, perch\u00e9 si riscontrano in tutte le colline circostanti, come a Meleto. Subito dopo comparve la malaria, che fece dapprima numerose vittime, e che si \u00e8 andata poi attenuando in seguito alla cura regolare e all&#8217;applicazione di reti metalliche, fattavi per cura del dottor Paradisi, ufficiale sanitario. Il germe della malaria fu importato da minatori delle miniere maremmane di Montemassi, che vi immigrarono. Malarici per\u00f2 vi capitarono anche prima senza recare effetti dannosi. \u00c8 notevole un altro fatto. Nella villa del Basi, quando l\u00e0 la malaria era pi\u00f9 grave, prese alloggio il signor Haupt, ingegnere e comproprietario di quelle miniere. Nella famiglia di lui non si ebbero mai casi di malaria, per quanto avesse bambini che in ogni tempo sono stati l\u00e0 i preferibilmente colpiti. Ritiratosi lui in un villino proprio, la villa del Basi si affoll\u00f2 di operai e si ridusse in peggiori condizioni igieniche; allora vi comparvero i primi casi di malaria. Ogni commento guasterebbe.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nei primi anni di infezione in questa regione, su 150 persone circa, si ebbero ogni anno una trentina di casi di malaria in maggioranza nei bambini. Ora, ogni anno, vi si contano appena 5 o 6 casi di malaria. Il lago infatti si \u00e8 ristretto e regolarizzato, e gli anopheles sono tornati a diminuire. Questo laghetto sar\u00e0 presto prosciugato perch\u00e9 si sta lavorando ad aprire una via alle sue acque, per le gallerie delle miniere (nuove), presso la casa Haupt. Anche qua la forma predominante, se non unica, di malaria \u00e8 la terzana lieve. Sono appunto i terzanari, specialmente nelle regioni che si reinfettano per il transito dei malarici, che hanno la maggiore possibilit\u00e0 di diffondere il loro malefico seme; che infatti gli estivo autunnali, febbricitanti di ogni giorno e di ogni ora, non sono nelle condizioni di trasferirsi di regione in regione e si curano pi\u00f9 attivamente e proporzionalmente all&#8217;imponenza dell\u2019espressione febbrile; mentre d\u2019altro canto i quartanari difettano anche nelle maremme, o vi abbondano nelle stagioni (autunno) nelle quali l\u2019immigrazione e l\u2019emigrazione maremmana \u00e8 sospesa o quasi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per la regione del Basi, poich\u00e9 \u00e8 giocoforza fare astrazione da ogni influenza della valle dell\u2019Arno, pur tuttavia salubre, \u00e8 evidente che si debba ritenere che il paludismo, sorto ad aumentare l\u2019anofelismo, in presenza dei fattori etiologici della malaria, determin\u00f2, fuori di ogni dubbio, l\u2019epidemia, che poi vi si acclimat\u00f2. Per l\u2019esempio della Villa del Basi, \u00e8 evidente altres\u00ec che il solo paludismo, non sarebbe stato sufficiente a determinare l\u2019infezione della regione, al che doverono concorrere i fattori epidemiologici dell\u2019affollamento, dell\u2019affaticamento, della miseria e in genere del disordine igienico. [&#8230;]. Pio Pasquin<\/em>i.<\/p>\n\n\n\n<p>(E. Polverini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Castelnuovo dei Sabbioni quasi tutti conoscono, almeno a grandi linee, le alterne vicende e i mutamenti provocati dalle miniere di lignite, fin dalla loro origine, nei paesi circostanti: momenti di grande sviluppo e profonde crisi, relativo benessere e nera miseria, immigrazioni ed emigrazioni di un gran numero di operai e delle rispettive famiglie, periodi di tranquillit\u00e0 e periodi di gravi disordini e agitazioni; per\u00f2, soprattutto, sono evidenti ad ognuno i grandi sconvolgimenti inferti al territorio. 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