{"id":482,"date":"2020-05-06T13:54:29","date_gmt":"2020-05-06T13:54:29","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=482"},"modified":"2020-05-06T13:54:29","modified_gmt":"2020-05-06T13:54:29","slug":"la-mobilitazione-industriale-e-la-lignite-del-valdarno-1915-1918","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-mobilitazione-industriale-e-la-lignite-del-valdarno-1915-1918\/","title":{"rendered":"La Mobilitazione Industriale e la lignite del Valdarno 1915-1918"},"content":{"rendered":"\n<p>I primi di maggio del 1915 il ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, Giannetto Cavasola, aveva convocato per una riunione che doveva restare riservatissima i presidenti delle principali associazioni industriali di categoria. Lo scopo dell\u2019incontro era quello di conoscere dalla voce dei diretti interessati le esigenze pi\u00f9 immediate delle diverse industrie in previsione di una entrata in guerra dell\u2019Italia. Alle richieste del ministro gli industriali risposero che, per sostenere l\u2019evento bellico, lo stato avrebbe dovuto garantire l\u2019approvvigionamento delle materie prime e in particolare del carbone.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento ben pochi per\u00f2 avevano chiaro il concetto esatto della vastit\u00e0 del problema industriale e delle enormi difficolt\u00e0 che si sarebbero incontrate per provvedere a tutto quello che sarebbe stato necessario a un esercito belligerante. Una previsione attendibile non era comunque possibile, perch\u00e9 il concetto della guerra, fino a quel momento, si riferiva a conflitti di tempi lontani e di proporzioni modeste e soprattutto perch\u00e9 nessuno poteva immaginare allora n\u00e9 la durata n\u00e9 le forme eccezionali che essa avrebbe assunto, n\u00e9 la partecipazione che vi avrebbero preso la scienza, la meccanica, la fisica, la chimica.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pot\u00e9 soprattutto constatare che un esercito al fronte, per quanto composto da uomini forti e valorosi e sapientemente diretto dallo Stato Maggiore, aveva bisogno di avere alle spalle un altro esercito. Un esercito non meno ricco e poderoso di intelligenza, di energie morali, di braccia che sfruttando e applicando nel miglior modo possibile e in mezzo a difficolt\u00e0 gravissime tutto ci\u00f2 che la tecnica e il progresso scientifico offrivano, producesse instancabilmente armi, munizioni e materiali di ogni genere, in quantit\u00e0, qualit\u00e0 e proporzioni tali che solo pochi mesi prima sarebbero sembrate inimmaginabili. \u00c8 evidente quindi che guidare questo poderoso esercito di produttori e di lavoratori, richiedeva un\u2019abile e competente regia e un\u2019attenta organizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Italia inizi\u00f2 questo percorso con il regio decreto del 9 luglio 1915 n. 1065 che istitu\u00ec la Mobilitazione Industriale. L\u2019intera filosofia della Mobilitazione Industriale era quella di creare, alle spalle dell\u2019esercito combattente, un altro esercito, incentrato sui lavoratori. Se l\u2019esercito al fronte era articolato in corpi di armata, divisioni, battaglioni e reparti, l\u2019esercito delle Officine venne organizzato con la ripartizione degli stabilimenti in 4 categorie (Armi e munizioni; Servizi logistici; Industrie estrattive; Industria varie Sanit\u00e0 e polverifici); in Comitati di Mobilitazione Industriale Regionale e in stabilimenti \u201causiliari\u201d, suddivisi per categorie e il cui numero aument\u00f2 progressivamente negli anni. Tutto questo esercito di officine, per poter produrre incessantemente per le Divisioni militari al fronte, necessitava di ingenti quantit\u00e0 di materie prime.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino alla met\u00e0 del 1914 l\u2019Italia aveva potuto approvvigionarsi per il suo fabbisogno senza particolari difficolt\u00e0, ma lo scoppio della guerra pose problemi di ordine completamente diverso e gli scambi diventarono pi\u00f9 difficili e costosi. La carenza di carbone che ne consegu\u00ec non manc\u00f2 di sollevare problemi gravi e di difficile risoluzione. Il carbone era infatti utilizzato non solo nelle attivit\u00e0 civili (illuminazione, riscaldamento delle citt\u00e0) ma anche in quelle legate strettamente alla guerra. Con il passare dei mesi la situazione diventava sempre pi\u00f9 complicata: lo Stato non era in grado di soddisfare la crescente domanda di carbone e il governo si sforz\u00f2 di trovare fonti energetiche alternative, creando il Comitato per i combustibili nazionali che in seguito a ispezioni e censimenti rese nota la <em>Carta dei giacimenti di combustibili fossili italiani,<\/em> in cui erano segnalate le presenze di antracite e lignite, petroli e idrocarburi. Al numero diciannove dell\u2019elenco figuravano i giacimenti di lignite del Gruppo del Valdarno.<\/p>\n\n\n\n<p>La Mobilitazione Industriale trov\u00f2 in Valdarno un vero e proprio \u201carsenale minerario\u201d: il bacino lignitifero, la centrale elettrica, la ferriera di San Giovanni costituivano un prototipo di insediamento industriale integrato in un ciclo produttivo lungo: minerario elettro siderurgico. La SMEV, fornitrice di un bene primario, venne inclusa nel primo decreto di ausiliariet\u00e0 (n. 1 del 4 settembre 1915). Stessa cosa anche per la ferriera, che si trasform\u00f2 rapidamente in una \u201cfabbrica di guerra\u201d. La chiusura dei mercati internazionali del carbone e la ricerca febbrile di fonti di energia alternative avevano reso l\u2019intero bacino minerario una risorsa strategica per l\u2019intero esercito delle officine, quindi per \u201cl\u2019umile e negletta lignite di Cavriglia\u201d si accesero le luci della ribalta e tecnici, osservatori e riviste specializzate non mancarono di annotarne il valore nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le leve del potere economico valdarnese erano saldamente nelle mani di Arturo Luzzatto. Come \u00e8 noto, egli non era solo presidente della SMEV e delle Ferriere ma anche deputato del collegio di Montevarchi dal 1900. Il suo nome era associato a ogni iniziativa in ambito imprenditoriale, filantropico, culturale e sociale della zona. Le \u201cpreziose\u201d miniere di lignite si trovavano, invece, nel territorio del Comune di Cavriglia, che a partire dagli ultimi trenta anni dell\u2019Ottocento aveva subito grandi trasformazioni, che lentamente avevano segnato il passaggio da una cultura prevalentemente rurale a una industriale e mineraria. Le cifre della produzione di lignite nel bacino di Cavriglia negli anni di guerra parlano chiaro: dalle 533.000 tonnellate del 1914 si pass\u00f2 a 929.000 nel 1919. La met\u00e0 della lignite estratta veniva smaltita subito, con le consegne alla centrale termoelettrica e alla ferriera. La lignite che qualche anno prima giaceva invenduta nei piazzali ed era stato motivo di scontro fra minatori e direzione, venne rapidamente esaurita, mentre si arriv\u00f2 a immettere in commercio la pezzatura ancora umida per soddisfare le crescenti richieste.<\/p>\n\n\n\n<p>Che l\u2019arsenale minerario del Valdarno fosse tenuto in debita considerazione, lo dimostrano le visite nel bacino minerario di autorevoli esponenti militari e politici. \u201cLa Provincia\u201d a tale proposito scriveva: <em>l\u2019industria cittadina del nostro Valdarno visse una di quelle giornate che da tempo non si ripetevano [&#8230;] Si trattava di inaugurare le nuove acciaierie della Societ\u00e0 ferriere italiane esercitata dall\u2019Ilva e vi intervennero autorit\u00e0 civili e militari s\u00ec del capoluogo che di Firenze [&#8230;] il maggior Toniolo, vari Sindaci, ufficiali, funzionari delle ferrovie e rappresentanti delle societ\u00e0 industriali in gran numero. Anima di tutto era l\u2019ing. Arturo Luzzatto, amministratore delegato delle ferriere [&#8230;] Gli ospiti assisterono alla prima colata dell\u2019acciaio che riusc\u00ec superbamente e suscit\u00f2 viva ammirazione. Con treno speciale tutti furono poi condotti a Castelnuovo dei Sabbioni a visitare le miniere di lignite dove pure il lavoro si \u00e8 intensificato grandemente e ci si trovano anche cento prigionieri di guerra che mettono allo scoperto un nuovo importante banco di lignite. Poi fu la volta: della centrale termo-elettrica poco distante e anche qui la visita riusc\u00ec interessantissima per la constatazione del macchinario perfetto e l&#8217;importanza dell&#8217;impianto[&#8230;] Tanto alle ferriere che alle miniere furono serviti dei suntuosi rinfreschi e al ritorno a San Giovanni alla sera fu offerto nel teatro Masaccio un banchetto dai membri delle acciaierie [&#8230;].<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La SMEV, con il suo presidente Luzzatto, seppe sfruttare dunque questa sua posizione di rilievo, tanto che era una delle imprese che interloquiva direttamente con il governo. In una lettera del 2 febbraio 1918, estremamente attuale, consultabile presso il Museo Mine, Arturo Luzzatto scriveva a Francesco Saverio Nitti, Ministro del Tesoro, \u201cdandogli del tu\u201d, facendo adeguatamente pesare il proprio contributo alla guerra in corso e presentando senza problemi il proprio punto di vista. Il ruolo centrale assunto dalle miniere era reso possibile perch\u00e9 l\u2019esercito dei minatori combatteva quotidianamente nelle viscere della terra come l\u2019esercito al fronte combatteva nelle trincee, in mezzo a rischi e a difficolt\u00e0 che non erano poi tanto lontani da quelle dei militari in prima linea. \u00a0Gli echi delle sciagure minerarie facevano da contrappunto a quelle di guerra. Gli infortuni, temuti e spesso gravissimi, funestarono l\u2019intero periodo della produzione di guerra. \u00a0La disciplina militare introdotta dalla Mobilitazione Industriale, pi\u00f9 che stravolgere, integr\u00f2 e applic\u00f2 in maniera pi\u00f9 severa i regolamenti interni gi\u00e0 esistenti. Il dipendente esonerato dalla chiamata al fronte indossava un bracciale tricolore di riconoscimento e doveva assoluta obbedienza ai superiori. Una minaccia costante incombeva sul minatore: la revoca del provvedimento di esonero con il contestuale invio al fronte, ma per la particolarit\u00e0 delle competenze di molte categorie di maestranze presenti nel bacino minerario, queste non potevano essere immediatamente e facilmente sostituite, da qui l\u2019alto numero di esonerati. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il clima di militarizzazione non imped\u00ec che si sviluppassero ugualmente una serie di rivendicazioni. I lavoratori avevano iniziato ad acquisire maggiore consapevolezza del loro ruolo e proprio nel settore minerario le relazioni industriali subirono una trasformazione, che determin\u00f2 l\u2019introduzione di una minima dialettica organizzata fra le parti. La peculiarit\u00e0 del lavoro del minatore determin\u00f2 l\u2019impossibilit\u00e0 di banalizzare e squalificare l\u2019arte mineraria. Pertanto i minatori iniziarono a porsi come interlocutore compatto, difficilmente impressionabile anche dalla minaccia di un invio al fronte. Nel periodo di guerra i minatori ottennero degli aumenti salariali e conquistarono, dopo un lungo braccio di ferro, la giornata lavorativa di 8 ore. Nel biennio 1917-1918 l\u2019andamento salariale giornaliero degli addetti del settore minerario conobbe un aumento medio di circa il 40%.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la fine del conflitto, per i protagonisti del bacino minerario si apr\u00ec una stagione di bilanci. In Valdarno il clima della smobilitazione non tard\u00f2 a farsi sentire smorzando i toni euforici di qualche anno prima. La richiesta della lignite croll\u00f2 e con essa l\u2019occupazione in miniera: per i minatori iniziarono tempi difficili e tumultuosi. Per Arturo Luzzatto, inizi\u00f2 il declino politico e imprenditoriale. \u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Per il Comune di Cavriglia arriv\u00f2 il termine del mandato del commissario prefettizio Angelo Orlandella, ma gi\u00e0 nel 1916 si era avuta la svolta: il Comune aveva ceduto alla SMEV alcune strade e terreni comunali, con le quali pot\u00e9 saldare quasi del tutti i debiti. Successivamente \u201cL\u2019Appennino\u201d dette notizia: \u201c<em>in seguito alla tassazione di vari ed importanti fabbricati di nuova costruzione che ha portato alle finanze del Comune un buon contributo; il bilancio Comunale \u00e8 venuto tanto a rinsanguarsi ed a consolidarsi da assicurare per sempre un sicuro e regolare funzionamento. E cos\u00ec il Comune di Cavriglia, superata precocemente la GRAVE CRISI che da lungo tempo era colpito; sorger\u00e0 a vita novella ed in condizioni cos\u00ec floride da divenire uno dei migliori d\u2019Italia\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">(A. Caselli)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino alla met\u00e0 del 1914 l\u2019Italia aveva potuto approvvigionarsi per il suo fabbisogno senza particolari difficolt\u00e0, ma lo scoppio della guerra pose problemi di ordine completamente diverso e gli scambi diventarono pi\u00f9 difficili e costosi. La carenza di carbone che ne consegu\u00ec non manc\u00f2 di sollevare problemi gravi e di difficile risoluzione. Il carbone era infatti utilizzato non solo nelle attivit\u00e0 civili (illuminazione, riscaldamento delle citt\u00e0) ma anche in quelle legate strettamente alla guerra. 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