{"id":479,"date":"2020-05-06T09:59:28","date_gmt":"2020-05-06T09:59:28","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=479"},"modified":"2020-05-06T09:59:28","modified_gmt":"2020-05-06T09:59:28","slug":"santa-barbara-un-villaggio-per-i-minatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/santa-barbara-un-villaggio-per-i-minatori\/","title":{"rendered":"Santa Barbara: un villaggio per i minatori"},"content":{"rendered":"\n<p>Ai piedi dell&#8217;area mineraria di Cavriglia sorge un piccolo agglomerato di case chiamato in onore della protettrice dei minatori: Santa Barbara. \u00a0Il villaggio minatori cominci\u00f2 a prendere forma alla fine degli anni &#8217;30 del secolo scorso, voluto dalla Societ\u00e0 Mineraria del Valdarno per dare alloggio a chi lavorava in miniera e alle famiglie che si trovavano senza casa, proprio a causa dell&#8217;escavazione della lignite. In quegli anni, con la crescente richiesta di combustibili e materie prime, Santa Barbara non fu il solo villaggio minatori ad essere costruito, ne sorsero altri in Toscana, a Ribolla, a Niccioleta e Gavorrano ma anche in Sardegna (Carbonia e Rosas).<\/p>\n\n\n\n<p>Prima della costruzione delle case-alloggi a Santa Barbara erano presenti due case coloniche. Quella chiamata &#8220;<em>La Tinaia<\/em>&#8220;, di propriet\u00e0 della Societ\u00e0 Agricola del Valdarno, fu poi trasformata negli anni &#8217;60 del Novecento nell&#8217;oratorio della Chiesa del paese. \u00a0In origine era una cantina vinicola,\u00a0 come suggerisce il nome <em>tinaia,<\/em> mentre le altre case coloniche \u2013 il nucleo del Mulinaccio &#8211; \u00a0erano di l\u00e0 dal fiume, o come si dice a Santa Barbara <em>di l\u00e0 dal borro<\/em>, che tocca la periferia del Villaggio. In questa zona, di propriet\u00e0 della Societ\u00e0 Agricola Valdarnese, fino ai primi anni 2000 vi erano gli uffici, i magazzini e la porcilaia che in tempo di guerra per un certo periodo ospit\u00f2 dei piccoli cinghiali suscitando la curiosit\u00e0 dei bambini santabarberesi. \u00a0Dietro queste case passava la ferrovia, con i treni a vapore che portavano la lignite all&#8217;industria metallurgica di San Giovanni Valdarno, in prossimit\u00e0 degli uffici vi era anche un passaggio a livello con un piccolo edificio, un \u201ccasottino\u201d dove lavorava Cioncolo, probabilmente soprannominato cos\u00ec per un&#8217;anomalia della camminata. Grazie ad una piccola stufa, il casottino, diventava il ritrovo invernale degli anziani. Altre due case erano dislocate nella parte a ovest di quello che poi diventer\u00e0 il villaggio Santa Barbara, in localit\u00e0 Bistino.<\/p>\n\n\n\n<p>I lavori di progettazione del nuovo villaggio vennero affidati a Raffaello Brizzi, personaggio di spicco dell&#8217;architettura fiorentina, che ricopr\u00ec la Cattedra di Architettura presso l\u2019Accademia di Belle Arti dagli anni \u201930 del XX secolo e dove fond\u00f2 la nuova Regia Scuola Superiore di Architettura di Firenze. Il progetto di Brizzi era molto ambizioso ed esteso e non venne mai del tutto completato. Il modello proposto vedeva una netta distinzione tra le aree degli alloggi dedicati ai minatori e quella per gli impiegati e i tecnici, in mezzo alle due aree sarebbe sorta negli anni \u201860 la chiesa e alcune attivit\u00e0 come il cinema e la bottega dei generi alimentari.\u00a0 Ancora oggi \u00e8 possibile leggere nella struttura del Villaggio questa netta distinzione realizzata tramite l\u2019asse viario principale che taglia in due il paese. \u00a0A sud, pi\u00f9 vicino all&#8217;area mineraria, furono costruite le case dei minatori, che prevedevano alloggi identici di quattro &#8211; cinque stanze: cucina, salotto, una o due camera e un bagno. Il riscaldamento ovviamente prevedeva l&#8217;uso delle lignite, fornita ad ogni operaio gratuitamente dalla Mineraria . Le finestre delle abitazioni erano caratterizzate dai tipici stoini verdi, utilizzati al posto delle persiane e visibili ancora negli anni Novanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1941 i primi quattro grandi edifici previsti dal progetto erano pronti, due erano posti lungo la strada e gli altri due a sinistra della pi\u00f9 moderna edicola circolare che ancora oggi ti accoglie all&#8217;ingresso del paese. Tra il 1941 e 1943 vennero costruiti altri undici blocchi di alloggi \u2026 ma come testimoniavano le fondamenta mai finite nei pressi di quelli che oggi vengono chiamati i giardini nuovi, non venne terminato il progetto di Brizzi probabilmente anche a causa del passaggio del fronte prima e della successiva crisi mineraria che travolse la vita dei minatori nel dopoguerra. A nord dell\u2019asse viario principale invece si trovava la zona riservata agli impiegati e ai tecnici, ultimata all&#8217;inizio del 1944, sicuramente pi\u00f9 verde e con un\u2019architettura pi\u00f9 elaborata e meno omogenea rispetto agli altri edifici. Qui venne realizzato il blocco ad &#8216;L&#8217; circondato dal loggiato. Alla fine di questo edificio venne ricavato il primo spazio religioso del paese, una grande stanza di 30 x 20 metri dove i primi abitanti di Santa Barbara poteva ascoltare le funzioni religiose e partecipare a matrimoni e funerali senza recarsi alla chiesa del paese di San Cipriano. \u00a0Alla fine del loggiato e alla fine anche del viale alberato era presente una torre in mattoni con un arco, l\u2019acquedotto. Esso costituiva l\u2019accesso principale al paese. L&#8217;arco e la torre furono distrutti durante il passaggio del fronte e nei pressi dell&#8217;arco, a causa di un bombardamento, mor\u00ec anche un soldato tedesco le cui spoglie rimasero per qualche anno sepolte all&#8217;ingresso del Villaggio per poi fare ritorno al paese d&#8217;origine.\u00a0 La guerra fu pesante anche per questa frazione del Comune di Cavriglia e durante gli ultimi anni gli abitanti furono sfollati per dare alloggio alle truppe alleate, in massima parte composte da soldati sudafricani.\u00a0 In molti ricordano per\u00f2 che i soldati di colore vennero mandati nelle capanne, dove i contadini teneva conigli e galline\u00a0 mentre gli altri furono collocati nelle case degli operai. I soldati lasciarono il villaggio alla fine di giugno del 1945 e gli abitanti tornarono alle proprie abitazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Santa Barbara, per quanto fosse uno dei centri pi\u00f9 piccoli del Comune di Cavriglia, era provvista di tutto: la mensa per i minatori lontani dalla famiglia, il cinema, la parrucchiera per signore, il circolo ricreativo con l&#8217;Ardenza per ballare, la cooperativa di consumo dove acquistare i beni di prima necessit\u00e0, l\u2019edicola. Dal 1945 si aprirono anche l\u2019asilo, gestito dalle suore salesiane e la scuola. Quest&#8217;ultima era composta da due classi miste con una quarantina di ragazzi l&#8217;una. La scuola rimase all&#8217;interno del villaggio fin al 1985 quando venne costruita la scuola \u201cmoderna\u201d lungo la strada provinciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1963 venne infine realizzata la chiesa del paese con il campanile e il progetto venne affidato all&#8217;architetto Guido Morozzi sovrintendente delle Belle Arti di Firenze. La chiesa fu dedicata a Santa Barbara e al suo interno dietro l\u2019altare venne posto un affresco staccato raffigurante la crocifissione di Cristo, attribuito da molti alla scuola di Andrea del Sarto. Esso proveniva dalla chiesa di Santa Lucia alle Corti e per un certo periodo era stato spostato anche nella cappella di San Niccol\u00f2 in Pianfranzese.\u00a0 Nel 1985 presso il loggiato della Chiesa di Santa Barbara venne posto un monumento ai caduti delle miniere realizzato per volont\u00e0 del popolo santabarberese.\u00a0 In anni recenti l&#8217;impianto originario del paese ha subito modifiche con la realizzazione di nuove case sul versante che guarda Meleto ampliandosi molto rispetto al progetto originario di Brizzi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">(G. Peri)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai piedi dell&#8217;area mineraria di Cavriglia sorge un piccolo agglomerato di case chiamato in onore della protettrice dei minatori: Santa Barbara.  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