{"id":470,"date":"2020-04-30T14:51:26","date_gmt":"2020-04-30T14:51:26","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=470"},"modified":"2020-04-30T14:55:41","modified_gmt":"2020-04-30T14:55:41","slug":"trito-tritino-e-pula","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/trito-tritino-e-pula\/","title":{"rendered":"Trito, tritino e pula \u2026"},"content":{"rendered":"\n<p>Un paesaggio si legge dai suoi segni che ci raccontano molte storie di ci\u00f2 che i luoghi furono. Questa \u00e8 la storia di uno strano edificio oggi circondato da alberi e foglie. La struttura ha un tetto in metallo ed \u00e8 costruita in mattoni. Si capisce che \u00e8 qualcosa di vecchio \u2026 Ma chi sa veramente cosa sia questa strana struttura posta in una zona abbastanza vicina a case, vecchie e nuove, in prossimit\u00e0 della strada? E\u2019 al Ponte alle Forche ma l\u2019edificio si nota solo se si prende la strada provinciale per Cavriglia in direzione della frazione di Vacchereccia.<\/p>\n\n\n\n<p>La fabbrica di bricchette del Ponte alle Forche \u00e8 nota a chi conosce un po\u2019 della storia e dell\u2019archeologia industriale del Valdarno, ogni tanto negli anni comparivano sui giornali locali notizie legate a nuovi progetti di recupero e di trasformazione. La maggior parte delle persone pi\u00f9 giovani credo non sappiano cosa sia un bricchettificio e soprattutto cosa ci faccia al Ponte alle Forche. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec abbiamo rispolverato un po\u2019 di documenti d\u2019archivio del museo per raccontarvi la storia. Un impianto di bricchette produce mattonelle di lignite, ovvero utilizzano trito, tritino e pula che attraverso una lavorazione particolare permettono che le polveri siano pressate in mattonelle da poter vendere come forma di combustibile per stufe e simili.<\/p>\n\n\n\n<p>La zona nella quale si trova l\u2019edificio inizia a svilupparsi alla fine del 1800; \u00e8 a due passi dalla Ferriera di San Giovanni Valdarno. La lignite, scavata nei bacini del Comune di Cavriglia, veniva trasportata in vario modo proprio presso la stazione ferroviaria di San Giovanni e una buona parte indirizzata agli altiforni della Ferriera. A mano a mano che si procedeva nei lavori ci si era resi conto che materiale di scarto si accumulava frequentemente nei piazzali delle miniere. In un primo momento si cerc\u00f2 di ovviare a questo problema costruendo un impianto di bricchettazione nei pressi di Castelnuovo dei Sabbioni. Erano i primi anni del XX secolo quando si iniziarono a produrre mattonelle di lignite. Tuttavia il problema continuava a persistere e fu cos\u00ec che nel 1907 si pens\u00f2 anche alla costruzione della centrale elettrica di Castelnuovo. In questi anni, fra il 1906 e 1908 la Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno pens\u00f2 di costruire un\u2019altra fabbrica di bricchette, a due passi da San Giovanni. Nacque cos\u00ec il nostro edificio. Esso era collegato alla stazione ferroviaria e la movimentazione dei vagoni avveniva con trazione animale. Si dice che anche la lignite della miniera dei Calvi arrivasse all\u2019impianto attraverso la rete ferroviaria. L\u2019edificio fu descritto piuttosto bene da Luciano Mongelli nella sua tesi di laurea: \u201ccomposto da 5 corpi di fabbrica di dimensioni diverse. Il corpo caldaia ad ovest, quello centrale, il corpo deposito per lo stoccaggio della lignite, a nord, il corpo macchina e infine quello per il deposito del materiale lavorato. Tutto il sistema era mosso da forza vapore che veniva prodotta nella zona delle caldaie. I carrelli di lignite arrivavano dalle miniere fino ai piazzali dell\u2019edificio. Qui una parte veniva trasportata ai piani inferiori delle caldaie, le pezzature migliori venivano utilizzate per la fabbricazione delle bricchette. Attraverso una rampa i carrelli con il minerale venivano fatti salire fino al livello dell\u2019ultimo piano e poi attraverso un vaglio di discesa il materiale scendeva raffinandosi fino ad un punto poi veniva portato verso i cilindri di essiccazione. La polvere che si otteneva finiva poi nel locale dove veniva pressata e dove si realizzavano le mattonelle\u201d. A differenza del gemello di Castelnuovo questo impianto lavor\u00f2 sempre meno e fu ben presto chiuso.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pens\u00f2 ad un suo nuovo utilizzo dopo la seconda guerra mondiale. La zona di Ponte alle Forche in quel periodo era stata presa in esame per lo studio di un progetto che prevedeva la costruzione e l\u2019esercizio di una centrale termoelettrica che si sarebbe posta fra il torrente San Cipriano, il torrente Vacchereccia e la linea ferroviaria Firenze &#8211; Arezzo. Questo non era l\u2019unico studio poich\u00e9 successivamente si pens\u00f2 di spostare tutto l\u2019impianto verso l\u2019Arno in prossimit\u00e0 dell\u2019attuale strada regionale e della zona di Sant\u2019Andrea a San Giovanni Valdarno, comunque sempre in prossimit\u00e0 dei due borri. Comunque la centrale avrebbe utilizzato l\u2019acqua prelevata dall\u2019Arno rigettandola poi nel torrente Vacchereccia; &nbsp;l\u2019energia sarebbe stata prodotta con la lignite giunta attraverso delle teleferiche dai bacini di scavo, 600 tonnellate di lignite ogni 24 ore \u2026 La storia and\u00f2 diversamente e la nuova centrale sorse a Santa Barbara ai margini del villaggio minatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bricchettificio di Ponte alle Forche, se il progetto fosse andato in porto, avrebbe rivestito un ruolo strategico. La lignite prodotta sarebbe stata convogliata proprio a Ponte alle Forche attraverso il collegamento di alcune teleferiche. La prima sarebbe stata costruita fra Castelnuovo dei Sabbioni e la zona di estrazione, lunga 1175 m, la seconda avrebbe collegato Santa Barbara con Ponte alle Forche, 3575 m e con una potenzialit\u00e0 di trasporto di 3600 tonnellate di lignite in 20 ore. Infine un terzo tronco, dal Ponte alle Forche alla centrale elettrica per una lunghezza di 975 m.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono anni questi del dopoguerra, un momento storico nel quale si sta ripensando tutto il sistema di estrazione della lignite. Gi\u00e0 dal 1943 la Societ\u00e0 Mineraria si era preoccupata di analizzare costi e profitti per una gestione a cielo aperto delle miniere di lignite \u2026 Cos\u00ec anche per la messa in funzione del bricchettificio si fecero delle ipotesi. Continuare con l\u2019utilizzo della ferrovia non avrebbe garantito una produttivit\u00e0 che si incrementava con l\u2019utilizzo delle teleferiche, facendo anche risparmiare sul progetto di esecuzione e sui lavori da realizzare. Rimanevano per\u00f2 alcuni problemi legati alla lavorazione della lignite e alla produzione delle ceneri dal forno Kramer. Calcoli precisi su consumi giornalieri di lignite, sui costi di impiego della manodopera e sulla quantit\u00e0 di cenere prodotta \u2026 C\u2019era ancora alcuni problemi da risolvere: dove stivarla? Come trasportarla? Il Bricchettificio si trovava ai piedi di una collinetta dov\u2019\u00e8 ancora oggi. La prima ipotesi, utilizzata molto in passato nelle miniere, prevedeva la realizzazione di un piano inclinato nel quale i carrelli sarebbero stati mossi da funi con un argano a due tamburi o a trazione continua. Ci\u00f2 per\u00f2 rendeva necessario anche la costruzione di una linea elettrica. Troppo complicato. Allora si pens\u00f2 di riempire due valli poco distanti dalla zona. Anche in questo caso i calcoli furono precisi e ci si accorse che per riempire la prima valle raggiungendo un\u2019altezza di 15 metri ci sarebbero voluti solo due anni mentre per la seconda, pi\u00f9 ampia, si sarebbe potuto impiegare 20 anni. Entrambe, poste ad un\u2019altezza diversa dall\u2019impianto, sarebbero comunque state collegate con una teleferica, il mezzo di trasporto pi\u00f9 semplice.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine non se ne fece di niente. La centrale sorse da un\u2019altra parte e i segni sul territorio da leggere sarebbero stati molti altri, spostati nelle zone dei bacini di scavo della lignite e nelle aree limitrofe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">(P. Bertoncini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un paesaggio si legge dai suoi segni che ci raccontano molte storie di ci\u00f2 che i luoghi furono. Questa \u00e8 la storia di uno strano edificio oggi circondato da alberi e foglie. La struttura ha un tetto in metallo ed \u00e8 costruita in mattoni. Si capisce che \u00e8 qualcosa di vecchio \u2026 Ma chi sa veramente cosa sia questa strana struttura posta in una zona abbastanza vicina a case, vecchie e nuove, in prossimit\u00e0 della strada? 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