{"id":465,"date":"2020-04-09T13:40:14","date_gmt":"2020-04-09T13:40:14","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=465"},"modified":"2020-04-09T13:40:14","modified_gmt":"2020-04-09T13:40:14","slug":"la-mineraria-in-maremma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-mineraria-in-maremma\/","title":{"rendered":"La Mineraria in Maremma"},"content":{"rendered":"\n<p>La lignite \u00e8 presente in altre zone della Toscana e alcune di esse hanno avuto dei collegamenti con la storia delle miniere del territorio di Cavriglia. E\u2019 il caso della miniera del Baccinello. La storia di questa miniera \u00e8 legata ad una scoperta particolare, avvenuta il 2 agosto 1958 quando al suo interno venne rinvenuto un eccezionale reperto fossile, una scimmia antropomorfa della specie <em>Oreophitecus bambolii<\/em>, soprannominata <em>Sandrone<\/em>. La scoperta avvenne\u00a0 grazie al lavoro del paleontologo Johannes Hurzeler.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia della miniera del Baccinello per\u00f2 inizia molto prima, nel 1916 quando il Sindaco di Scansano firm\u00f2 il verbale di apertura della miniera<em>. <\/em>Essa raggiunse ben presto una buona produzione, fino agli anni Venti del 1900. Poi si alternano momenti di aperture e di chiusure, produzione e crisi. L\u2019arrivo della seconda guerra mondiale increment\u00f2 di nuovo la produzione e gli occupati ma dur\u00f2 poco. Gi\u00e0 negli anni Cinquanta la crisi che invest\u00ec \u00a0buona parte delle miniere italiane arriv\u00f2 anche qui e nell&#8217;aprile del 1959 si ferm\u00f2 la produzione. Alcuni episodi \u00a0della storia della miniera di Baccinello hanno similitudini con quanto avvenne in quegli anni anche in Valdarno. Dei minatori maremmani,\u00a0 del loro lavoro e delle dure condizioni di vita ne parl\u00f2 Luciano Bianciardi assieme a Carlo Cassola proprio nel libro <em>I minatori della Maremma<\/em> del 1956: <em>a Baccinello erano occupati nel 1946 oltre 400 operai. La produzione era ridotta soprattutto a causa dell\u2019attrezzatura antiquata (mancava tra l\u2019altro un pozzo di estrazione e l\u2019estrazione si faceva a mezzo discenderie interne ed esterne). La crisi delle ligniti nazionali indusse la Mineraria del Valdarno a una rapida smobilitazione delle sue miniere. A Baccinello le ore lavorative furono ridotte da 48 a 35 e poi a 24 e il 28 maggio 1948 la miniera fu chiusa. Solo una piccola parte dei lavoratori sarebbe \u00a0stata riassunta successivamente. Venne costituita una cooperativa, la LAMIBA per volont\u00e0 dei lavoratori stessi\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La Mineraria del Valdarno che compare nel testo di Bianciardi aveva avuto rapporti con la miniera del Baccinello gi\u00e0 da molto tempo &#8230; Era il 12 agosto 1916 e attorno ad un tavolo sedevano i rappresentanti delegati del gruppo della Tenuta del Baccinello, il cav. Anselmo Pochintesta e l\u2019ing. Alfredo Gerli. Di fronte a loro i \u201ccolossi\u201d del tempo: la Societ\u00e0 Ilva con Max Bondi e Arturo Luzzatto, la Societ\u00e0 Carbonifera Industriale Italiana e la Societ\u00e0 Toscana di Industrie Agricole e Minerarie, rappresentate sempre da Max Bondi e la <strong>Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno<\/strong> con il suo presidente Arturo Luzzatto. L\u2019incontro avrebbe permesso il passaggio della Tenuta del Baccinello ad una nuova Societ\u00e0 all\u2019interno della quale ci sarebbero stati nuovi azionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>La tenuta del Baccinello fra i Comuni di Scansano\u00a0 e Roccalbegna \u00a0in origine aveva una estensione di 1200 ettari &#8211; successivamente si sarebbe ampliata &#8211;\u00a0 fra boschi, casolari, fattorie. Negli atti era stato scritto chiaramente che tutto sarebbe passato ad una nuova societ\u00e0, anche i diritti sul soprassuolo e sul sottosuolo nonch\u00e9 tutti i minerali e i prodotti di qualunque natura gi\u00e0 scavati esistenti entro i confini della propriet\u00e0. La cessione comprendeva\u00a0 anche casolari, fattorie e il bestiame, i conti colonici e i\u00a0 raccolti e in\u00a0 generale ogni qualunque accessorio e cosa inerente alla propriet\u00e0 e al fondo minerario. La nuova societ\u00e0 si sarebbe occupata di gestire la miniera e i fondi, pagando alla ormai ex tenuta del Baccinello un affitto su ogni tonnellata di lignite estratta, calcolato sulla media del prezzo reso dal carbone di Cardiff. Le Societ\u00e0 partecipanti all\u2019incontro si divisero anche i consiglieri d\u2019amministrazione , 2 andarono alla Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno, 3 all\u2019Ilva, 2 al Consorzio del Baccinello e i restanti fra la Societ\u00e0 Carbonifera e la Societ\u00e0 Toscana Industrie Agricole e Minerarie.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia continua ad intrecciare a proprio modo i due bacini minerari, Baccinello e Castelnuovo dei Sabbioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 marzo 1921 avvenne l\u2019uccisione di \u00a0Agostino Longhi, ingegnere delle miniere di Baccinello in visita alle miniere di Castelnuovo. L\u2019episodio si inserisce in un momento particolare costituito da dinamiche complesse fatte di scioperi, licenziamenti, ascesa e affermazione del fascismo. Sta di fatto che quel giorno di marzo alle miniere di Castelnuovo avvenne l\u2019epilogo di una serie di vicende che si erano succedute da tempo e un tumulto operaio si trasform\u00f2 in un grave fatto di sangue. Nelle miniere valdarnesi si sparse presto la voce che fossero in arrivo degli squadristi fiorentini. Cos\u00ec i minatori presero possesso dell\u2019intera zona lignitifera assediando la palazzina della direzione. Il direttore Raffo vista la situazione decise di intervenire per calmare gli animi, durante una discussione venne ferito ad una gamba. Fu fatta richiesta per trasportarlo presso l\u2019ospedale di Figline Valdarno e proprio quando si trova all&#8217;interno dell\u2019auto pronta a partire l\u2019ing. Longhi, scambiato per errore come commissario di polizia, venne ucciso.\u00a0 Il 26 marzo a Figline Valdarno si svolse il funerale, organizzato dalla Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno. La vicenda colp\u00ec molto gli ambienti moderati del paese e fu cos\u00ec che il Comune intitol\u00f2 a Longhi anche la piazza ai piedi dell\u2019Ospedale Serristori.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre a Baccinello una galleria porta ancora oggi il nome di Agostino Longhi, i rapporti fra i due bacini minerari\u00a0 continuarono ad andare avanti. Il 23 ottobre 1935 l\u2019azienda Baccinello, di propriet\u00e0 della Societ\u00e0 Mineraria del Valdarno, cambi\u00f2 nuovamente nome e assetto societario. All\u2019epoca l\u2019azienda, che si trovava a 30 km circa da Grosseto aveva una estensione di\u00a0 1.626.78 ettari posti fra Scansano, Roccalbegna e Campagnatico, 24 poderi, era attraversata dal Trasubbio e oltre ai boschi possedeva terreni coltivabili e coltivati con grano avena ed orzo oltre a campi per i pascoli del bestiame.\u00a0 I fabbricati erano rappresentati da una fattoria, 18 case coloniche, 18 abitazioni e 17 immobili ad uso industriale. Vi era anche la ferrovia a scartamento ridotto che collegava Baccinello ad Arcille, lunga 13 km.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1930 la Societ\u00e0 Mineraria del Valdarno aveva deciso di effettuare la sospensione dei lavori presso la miniera del Baccinello perch\u00e9 l\u2019esercizio era ormai in perdita da anni. Inoltre la lontananza della propriet\u00e0 dal centro di gestione rendeva complesso seguire le attivit\u00e0 e la sua organizzazione. Cos\u00ec i soci della Mineraria erano giunti alla decisione di eseguire la concentrazione dell\u2019azienda di Baccinello ad altra societ\u00e0 da costituire alla quale sarebbero state trasferite tutte le attivit\u00e0. Cinque anni dopo si era arrivati all\u2019atto costitutivo della Societ\u00e0 Agricola Industriale Maremmana, con sede a Firenze. Una societ\u00e0 che fra i suoi scopi aveva quelli di estrarre, utilizzare e commerciare, direttamente o dopo la trasformazione, la lignite e ogni combustibile derivato, di procedere alla coltivazione dei terreni in affitto e in propriet\u00e0 nonch\u00e9 occuparsi dell\u2019allevamento e del commercio del bestiame e dei prodotti agricoli. Alla Societ\u00e0 inoltre venivano trasferiti dalla Mineraria un bel po\u2019 di immobili ed impianti: tutti i fabbricati e gli impianti industriali compresi i terreni di propriet\u00e0 su quali sorgevano i fabbricati industriali e civili e gli impianti industriali, tutti i macchinari fissi e mobili, le ferrovie a scartamento ridotto e ordinario, le condutture telefoniche, elettriche e le cabine relative addette all\u2019industria mineraria &#8211; agraria, i condotti e i canali delle acque, gli impianti per l\u2019abbattimento,\u00a0 per le estrazioni, il deposito, il trasporto e la trasformazione della lignite; tutti i sottosuoli lignitiferi con i relativi giacimenti, le miniere di lignite in propriet\u00e0 e uso e concessione con tutti i diritti inerenti di servizio di escavazione; tutti i terreni con gli edifici, suoli e soprassuoli. La Societ\u00e0 Mineraria si preoccup\u00f2 anche di trasferire alla nuova societ\u00e0 tutte le macchine, gli utensili, i veicoli\u00a0 e gli oggetti di selleria, le macchine e i complessi agricoli, il legname e i prodotti agricoli raccolti o in via di raccolta, il bestiame (greggi e mandrie), le colombaie, le conigliere e il pollame.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa rimase ancora alla Mineraria, se nel 1948, passata la guerra, all\u2019ingegner Enzo Camici fu chiesto di redigere l\u2019elenco dei beni presenti presso Baccinello che costituivano ancora parte del capitale della Mineraria\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">(P. Bertoncini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia della miniera del Baccinello per\u00f2 inizia molto prima, nel 1916 &#8230;La Mineraria del Valdarno che compare nel testo di Bianciardi aveva avuto rapporti con la miniera del Baccinello gi\u00e0 da molto tempo &#8230; Era il 12 agosto e attorno ad un tavolo sedevano i rappresentanti delegati del gruppo della Tenuta del Baccinello, il cav. Anselmo Pochintesta e l\u2019ing. Alfredo Gerli. Di fronte a loro i \u201ccolossi\u201d del tempo: la Societ\u00e0 Ilva con Max Bondi e Arturo Luzzatto, la Societ\u00e0 Carbonifera Industriale Italiana e la Societ\u00e0 Toscana di Industrie Agricole e Minerarie, rappresentate sempre da Max Bondi e la Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno con il suo presidente Arturo Luzzatto. 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