{"id":453,"date":"2020-03-24T13:29:55","date_gmt":"2020-03-24T13:29:55","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=453"},"modified":"2020-03-24T13:29:55","modified_gmt":"2020-03-24T13:29:55","slug":"le-case-dei-minatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/le-case-dei-minatori\/","title":{"rendered":"Le case dei minatori&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p>Era il 1948 o gi\u00f9 di l\u00ec quando all&#8217;ingegner Enzo Camici fu chiesto di determinare il valore dei fabbricati in possesso della Societ\u00e0 Mineraria. La propriet\u00e0 immobiliare della societ\u00e0 si divideva in 3 gruppi: quella del bacino lignitifero del Valdarno che comprendeva le miniere distribuite fra Cavriglia, San Giovanni e Figline Valdarno; quella della zona lignitifera del senese (a Bossi) e ovviamente la miniera di Baccinello a Grosseto. Valutare un insieme di immobili, case, edifici industriali, impianti posti in localit\u00e0 diverse e di epoche differenti non fu lavoro semplice per l\u2019ingegner Camici. La stessa costruzione degli edifici cambiava a seconda della localit\u00e0. Cos\u00ec mentre in Valdarno le murature erano eseguite quasi sempre in mattoni, a Baccinello erano in pietrame e anche i costi di costruzione erano diversi a seconda della localit\u00e0 e molto pi\u00f9 cari a Baccinello a causa della lontananza dai centri di approvvigionamento e dalla mancanza nel luogo di sabbia e ghiaia di buona qualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La valutazione, non semplice, fu fatta secondo criteri ben precisi: epoca e tipo di costruzione, condizioni di mantenimento, fabbricati ancora in uso oppure dismessi. Nella determinazione dei costi, soprattutto per l\u2019area del Valdarno, l\u2019ingegnere fu favorito dal fatto che aveva avuto la possibilit\u00e0 di dirigere i lavori di costruzione del villaggio di Santa Barbara e di tutta una serie di fabbricati costruiti fra il 1940 e il 1944 nella zona mineraria.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizio cos\u00ec il lavoro di perizia svolto da Camici: villaggio operario di Santa Barbara. <em>E\u2019 stato costruito nel periodo 1940-1943. Comprende una serie di fabbricati per abitazione dei dipendenti della Societ\u00e0, operai ed impiegati, con edifici di servizio (capannine ripostiglio, lavatoio, bollitoio, fabbricati per bagni, cinema, chiesa, asilo, spaccio cooperativo ecc\u2026). I fabbricati sono costituiti da mura in mattoni, solai in laterizio e cemento armato, tetti in legname e tegole marsigliesi con gronde in muratura e i soffitti degli ultimi piani stoiati, ritirati a cacciata d\u2019acqua<\/em>. Le cucine sono economiche e gli appartamenti hanno acqua corrente e fognatura domestica. Inoltre i fabbricati delle abitazioni degli impiegati <em>sono dotati anche di impianti di riscaldamento a termosifone, bagno con vasche di ghisa, scaldabagno a legna e impianti elettrici<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella zona della miniera per\u00f2 la situazione era un po\u2019 diversa. C\u2019erano molte case costruite attorno al 1915-18 o vecchi stabili della fine del 1800 che nel tempo erano stati adattati e restaurati. Erano case quasi tutte adibite \u00a0ad abitazione dei dipendenti della Societ\u00e0 Mineraria, in generale ad operai. Facevano eccezione le costruzioni dei Villini, pi\u00f9 recenti e destinate agli impiegati. Esse erano dotate di impianti di riscaldamento, bagni e acqua corrente. Al Ronco, non lontano da Castelnuovo c\u2019erano invece <em>fabbricati adibiti esclusivamente ad abitazione operai. La loro epoca di costruzione non era molto antica e lo stato di conservazione mediocre. Come tipo di case operaie erano assai antiquate e prive di comodit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>A Castelnuovo dei Sabbioni, il centro pi\u00f9 grande e popoloso della zona mineraria, la perizia divise il paese in due parti. A Castello alto le case appartenevano al nucleo pi\u00f9 antico del paese: alcune erano <em>vecchi stabili con solai in legno, pavimenti in mattoni, latrine a secco e con tutte le caratteristiche delle vecchie case<\/em>. Altri immobili, situati invece nella parte pi\u00f9 bassa del paese \u2013 via Garibaldi e via Nuova \u2013 risalivano invece ai primi anni del Novecento; <em>erano stati in parte rimodernati e dotati di impianti di riscaldamento e bagni<\/em>. Infine c\u2019erano le abitazioni di \u00a0Castello basso e quelle poste nei pressi della Dispensa e delle Bicchieraie. Edifici costruiti attorno al 1915 e negli anni successivi. Erano stati curati e restaurati nel tempo. Essi si componevano prevalentemente di <em>muri in mattoni, solai in legno, tetti con copertura alla marsigliese <\/em>\u2013 le tegole rosse piane che siamo abituati a vedere spesso sopra i tetti delle nostre case<em> \u2013 latrine a secco, impianti elettrici a conduttori esterni, soffitti degli ultimi piani in legname<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel panorama delle miniere non mancavano certo gli edifici a carattere industriale, sparpagliati qua e l\u00e0 a cavallo di tre Comuni. Questi erano spesso immobili piuttosto vecchi e costruiti proprio per un uso industriale. Di solito ci si poteva imbattere in diverse tipologie: dai casotti di manovra delle bascule e degli argani; alle scuderie e ai locali per officine e magazzini. Erano tutti ad un piano fatti con mura in mattoni e con tetti alla marsigliese. Poi c\u2019erano gli edifici usati per gli uffici. Questi, costruiti tutti fra il 1940 e il 1942  erano \u00a0<em>in mattoni con solai in laterizio o cemento armato, tetti in tegole e pavimenti in mattonella<\/em>. I pi\u00f9 importanti ovviamente erano quelli della Direzione, della mensa, dell\u2019ambulatorio, dotati anche di riscaldamento. I capannoni per il deposito della lignite, posti nei pressi delle miniere e anche in altre zone dell\u2019area mineraria erano tutti uguali: <em>tettoia coperta da tegole, pilastri in mattoni che la sostengono, armature di travi e puntoni in legno, pavimento di mattoni e muri con pietrame stuccato a vista<\/em>. Non era difficile imbattersi anche nelle aree di stoccaggio della lignite e di essiccazione, spazi grandi circa 140 ettari di terreno scoperto posti in varie zone delle miniere.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine il valore di tutto questo, arriv\u00f2 a \u00a3.1.214.894.000\u2026 e si sarebbero dovute sommare ancora le miniere con i loro impianti ed altri immobili sparsi per l\u2019area mineraria del Valdarno.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma il certosino lavoro dell\u2019ing. Camici ci permette oggi di scoprire quanto vasto e variegato era il mondo delle miniere dove il paesaggio, gi\u00e0 modificato dall\u2019escavazione in galleria, sarebbe successivamente cambiato ancora facendo scomparire alla vista gran parte degli edifici, dei fabbricati, dei capannoni e degli impianti delle miniere che lo avevano caratterizzato dalla fine del 1800 fino al 1960.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">(P. Bertoncini)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1948 o gi\u00f9 di l\u00ec quando all&#8217;ingegner Enzo Camici fu chiesto di determinare il valore dei fabbricati in possesso della Societ\u00e0 Mineraria. 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