{"id":439,"date":"2020-02-22T11:16:04","date_gmt":"2020-02-22T11:16:04","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=439"},"modified":"2020-03-19T08:36:38","modified_gmt":"2020-03-19T08:36:38","slug":"la-musica-dei-minatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-musica-dei-minatori\/","title":{"rendered":"La musica dei minatori&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p>Se provassimo oggi a chiedere quale musica cantavano i minatori del Valdarno uscirebbe senz&#8217;altro fuori il ricordo di una musica che \u201cparlava\u201d dei minatori, li raccontava, simbolicamente li inseriva in contesti storici di lotte, battaglie sconfitte e vittorie. Anche questa \u00e8 stata la storia delle miniere del Valdarno ma per quanto riguarda la musica dei minatori verrebbe da pensare a qualcosa che nel tempo si \u00e8 modificata. Sono i minatori che hanno cantato loro stessi o sono<br> stati cantati da altri? E perch\u00e9 verrebbe ancora da chiedersi.<\/p>\n\n\n\n<p> Fermiamoci un attimo a riflettere. Qualche pubblicazione c\u2019\u00e8 anche stata in passato, come quella del professor Giovanni Marruchi che pazientemente ha ricostruito la storia di tutte le filarmoniche e le bande del territorio cavrigliese, spulciando statuti, lettere e spartiti\u2026 Per\u00f2 del rapporto che c\u2019era fra minatori e musica non si \u00e8 mai parlato poi pi\u00f9 di tanto e se lo si \u00e8 fatto \u00e8 stato per eventi, concerti, insomma tutto molto vicino ai giorni nostri. Cos\u00ec abbiamo provato a muoverci in questo mondo cercando di tessere un leggero filo che ci porta dalla banda dei minatori di Castelnuovo dei Sabbioni alla Casa del Vento, gruppo combat folk formatosi in provincia di Arezzo nel 1991. Nel mezzo c\u2019\u00e8 tanta storia!!<\/p>\n\n\n\n<p> Era il 1884 quando si istitu\u00ec la Societ\u00e0 Filarmonica Drammatica della miniera di Castelnuovo, un \u2018associazione fondata da Celso Capacci e di cui divenne maestro Giuseppe Fineschi. Una Filodrammatica legata a doppio filo con l\u2019industria delle miniere e dei suoi esercenti ed ingegneri. Questo rapporto si esplicit\u00f2 ancor pi\u00f9 pochi decenni dopo. Nel 1908 la societ\u00e0 si ristruttur\u00f2 come Concerto dei Minatori, sotto il controllo della Societ\u00e0 Mineraria ed Elettrica del Valdarno. Erano i tempi nei quali i \u201cproprietari\u201d delle miniere e degli stabilimenti industriali estendevano il loro controllo anche alla vita privata dei loro dipendenti, un modo cos\u00ec per \u201ctenersi\u201d legati operai e minatori\u2026 Mentre la Mineraria con il Concerto dei Minatori poteva avere un ottimo strumento di controllo e di rappresentanza i minatori dal canto loro potevano usufruire di un buono strumento educativo. Non pass\u00f2 molto tempo perch\u00e9 il potere della Mineraria si traducesse nell\u2019assegnare gratuitamente l\u2019utilizzo di alcune stanze della musica.\u00a0 Che tipo di musica potevano suonare? Sicuramente quella in voga presso anche altre filarmoniche ma il fatto che i minatori potessero avere una loro banda la dice lunga sulla diffusione della cultura musicale in luoghi dove oggi non ci si aspetterebbe di trovare. In realt\u00e0 \u00e8 molto probabile pensare che a fianco della musica bandistica in tutto il territorio cavrigliese esistesse una buona diffusione della musica popolare, quella fatta nelle case a veglia, quando si organizzavano feste a ballo. Studi e ricognizioni sono state fatte negli anni, prima da Diego Carpitella, poi da Dante Priore. Il mondo mezzadrile, dal quale provenivano i nostri <em>contadini-minatori<\/em>, secondo la definizione di Giorgio Sacchetti, era pieno di poeti a braccio e le storie della Pia e dello Gnicche si imparavano a memoria e si  raccontavano la sera attorno al fuoco. Non \u00e8 improbabile che questa cultura cos\u00ec radicata nelle famiglie fosse scivolata anche nel mondo delle miniere. Si sa che si improvvisava negli anni Venti del Novecento, che le lotte dei minatori furono raccontate in ottava rima negli anni Cinquanta\u2026 e probabilmente fisarmoniche, violini e altri strumenti accompagnavano e scandivano il ritmo di vita di queste famiglie che alternavano il lavoro nei campi a quello delle miniere.<br> <\/p>\n\n\n\n<p> Una miniera porta con s\u00e9 profonde trasformazioni, soprattutto se si sviluppa in un territorio che non ne ha tradizione. Cos\u00ec pian piano alle ottave di protesta iniziano ad affiancarsi probabilmente i canti. Ne \u00e8 un esempio il pezzo<em> l\u2019Amor della nostra miniera<\/em>. Esso trova origine in un vecchio canto anarchico, <em>Noi siam la canaglia pezzente<\/em>, che nel tempo ha subito numerose trasformazioni. Si ha un primo riferimento nel 1921 e fu successivamente cantato durante la Resistenza nel Reggiano. I nostri minatori lo riprenderanno, modificando il testo ma tenendo la musica, durante le lotte e gli scioperi degli anni Cinquanta del Novecento. E come nella migliore delle tradizioni della musica popolare i minatori compiono qui la \u201ccontraffazio\u201d.  <\/p>\n\n\n\n<p> Di miniere si era per\u00f2 iniziato a cantare nel 1927. Non erano quelle del Valdarno ma le grandi miniere d\u2019oltreoceano immortalate nel testo Bixio Cherubini con il classico<em> Miniera<\/em>, cantato da Luciano Tajoli, Claudio Villa e molti altri. Un \u201cclassico\u201d del genere che introdusse il tema della canzone a sfondo sociale. Del resto al duo si deve un altro pezzo come <em>Ferriera<\/em>, del 1929, fonte di ispirazione per una\u00a0 contraffazio portata al successo da Caterina Bueno. Alla fine degli anni Cinquanta un nuovo sistema di escavazione era stato introdotto nelle miniere del Valdarno, la meccanizzazione dell\u2019intero processo estrattivo portava all\u2019estrazione del combustibile fossile con miniere a cielo aperto. Il decennio che aveva preceduto tutto questo era stato importante per i minatori, un periodo duro, fatto di battaglie, di licenziamenti e di occupazioni. Le\u00a0 lotte per un posto di lavoro nelle miniere erano tornate ad essere cantate dai minatori e non solo. Nelle manifestazioni era facile sentir intonare <em>Battan l\u2019Otto<\/em>,\u00a0 o  <em>Il trenino dei minatori<\/em>, come lo intitol\u00f2 Caterina Bueno, conosciuto anche con il nome <em>Le donne dei minatori<\/em>. In effetti di questo canto ne esistono due versioni, quello raccolto nel Canto Popolare Aretino da Diego Carpietella e quello registrato da Caterina Bueno che differiscono oltre che nel titolo per alcuni versi. Si tratta della contraffazio di <em>Ferriera<\/em>, il tango del \u201829 che parlava di lavoro, acciaierie e altiforni.\u00a0 Il \u201ctrenino\u201d probabilmente Caterina lo registr\u00f2 da i\u2019Chionne che si ricorda di \u201c<em>questa signorina venuta da Firenze&#8230;co\u2019 i registartore<\/em>\u201d. La canzone divenne conosciuta nell\u2019ambiente della musica popolare e tutt\u2019oggi viene cantata e ricordata. Erano anni nei quali la musica popolare incontrava le miniere, come Eugenio Bargagli che aspettava i minatori uscire dalle gallerie a Ribolla per vendere loro i fogli volanti, prima del tragico episodio del 1954 o dove i minatori  di zolfo marchigiani in ottava rima combattevano dure battaglie per non veder chiudere le loro miniere.<\/p>\n\n\n\n<p>I decenni per\u00f2 passavano e si dava nuova attenzione al mondo del lavoro e delle miniere. Nel 1969 usc\u00ec <em>Una miniera\/Il sole nascer\u00e0<\/em>, interpreti erano i New Trolls. E\u2019 l\u2019inizio di un nuovo rapporto fra musica e miniere che in parte si era gi\u00e0 inaugurato proprio con la Bueno. In Valdarno accadono altre cose. C\u2019\u00e8 un gruppo di giovani, impegnato nella politica e nella \u201cresistenza\u201d come molti della loro generazione che fanno musica. Cos\u00ec pian piano si scivola dai minatori che cantano se stessi alle giovani generazioni che cantano i minatori come simbolo di altro. A San Giovanni Valdarno Giampiero Bigazzi assieme a Simone Biondi (Piccione), Arlo Bigazzi e Luciano Morini (in una prima formazione con Antonio e Francesco Michi) danno vita al<em> Canzoniere del Valdarno<\/em>. Erano canzoni \u201c<em>pi\u00f9 vicine alle canzoni sociali che all\u2019epoca tutti cantavano &#8211; <\/em>mi racconta Giampiero &#8211;<em> il nostro era un progetto particolare quasi una specie di teatro canzone. Dalla met\u00e0 degli anni Sessanta alla met\u00e0 degli anni Settanta tutto si lega all\u2019impegno e alle lotte politiche. Il Canzoniere era l\u2019unico nella zona, non avevamo gruppi antagonisti nel territorio che facevano questo repertorio. In questo periodo di diffusione del canto politico e sociale c\u2019erano come due livelli: i cantautori che facevano gli spettacoli (Caterina, Masi, Della Mea, Pietrangeli) per cui c\u2019era l&#8217;aspetto dello spettacolo ma anche la condivisione e la socializzazione alla casa del popolo o nei ritrovi come il 1\u00b0 maggio\u2026 Si cantava portandosi dietro una chitarra&#8230; Tutto si trasformava anche\u00a0 in momenti di condivisione e di socialit\u00e0. Era interessante perch\u00e9 in quel periodo i due aspetti in qualche modo convivevano\u201d<\/em> Cos\u00ec un giorno, adattando un po\u2019 i testi di Stefano Beccastrini, il gruppo del Canzoniere usc\u00ec con un lavoro pensato, registrato e prodotto nel 1978, <em>Terra Innamorata.<\/em> Era un disco che raccontava la storia di Cavriglia e delle sue miniere dal 1921 al 1945 e dove c\u2019era un pezzo in particolare dedicato a questo mondo: <em>il canto dei minatori.\u00a0 <\/em>Come si potrebbe definire oggi? \u201c<em>Canzone d&#8217;autore, neo-folk, forse world music. Chiss\u00e0. Un&#8217;opera comunque giovanile, con qualche ingenuit\u00e0, che per\u00f2 era rimasta nel cuore di tanti appassionati\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il Canzoniere ma soprattutto la musica dei quegli anni segn\u00f2 un percorso seguito successivamente da altre generazioni che aggiunsero simboli a simboli, storie a storie. Cos\u00ec siamo arriva a tempi un po\u2019 pi\u00f9 vicini. Nel 2004 esce <em>Sessant&#8217;anni di Resistenza<\/em>,\u00a0 un album della Casa del Vento. Al suo interno <em>Il Minatore, <\/em>una storia di lignite, lavoro e resistenza che ancora una volta torna nella musica. Ormai il minatore, anche quello del Valdarno, \u00e8 divenuto un simbolo del quale si cantano \u201cle gesta\u201d, si racconta con una ballata malinconica del genere combat folk, un fenomeno musicale italiano che sviluppandosi da filoni della musica degli anni Sessanta\u00a0 e Settanta si \u00e8 affermato dagli anni Novanta proponendo anche rivisitazioni in chiave \u201crock-folk\u201d dei brani della cultura popolare italiana. Nel 2009 un altro pezzo, sempre dedicato alle miniere del Valdarno e sempre a firma Casa del Vento. <em>Dio degli inferi, voci dal sottosuolo, dal profondo delle miniere del Valdarno, <\/em>uscito in <em>Articolo Uno<\/em>. Le miniere, al fatica, il pericolo, il budello nero che tutto inghiotte diviene canto condiviso, storia ormai da raccontare ad altri\u2026\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">(P. Bertoncini)<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se provassimo oggi a chiedere quale musica cantavano i minatori del Valdarno uscirebbe senz\u2019altro fuori il ricordo di una musica che \u201cparlava\u201d dei minatori, li raccontava, simbolicamente li inseriva in contesti storici di lotte, battaglie sconfitte e vittorie. Anche questa \u00e8 stata la storia delle miniere del Valdarno ma per quanto riguarda la musica dei minatori verrebbe da pensare a qualcosa che nel tempo si \u00e8 modificata. Sono i minatori che hanno cantato loro stessi o sono<br \/>\n stati cantati da altri? 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