{"id":348,"date":"2018-10-21T14:30:57","date_gmt":"2018-10-21T14:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/?p=348"},"modified":"2020-03-19T08:38:08","modified_gmt":"2020-03-19T08:38:08","slug":"la-casa-del-mulinaccio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/memoriediunaterra.minecavriglia.it\/memorie\/la-casa-del-mulinaccio\/","title":{"rendered":"La casa del Mulinaccio"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #999999;\">Olivo del Fabbro era arrivato a Castelnuovo dei Sabbioni durante la Prima Guerra Mondiale. Il tempo di ambientarsi, trovare una casa e anche la moglie Filomena l&#8217;aveva raggiunto. Venivano da Campolongo di Cadore. La casa nella quale si trasferirono era in una localit\u00e0 conosciuta come Mulinaccio, dove un grande albero di fico si ergeva proprio a fianco delle finestre dell&#8217;abitazione. L\u00ec nacque Linda, il 10 novembre 1918.\u00a0<\/span><span style=\"color: #999999;\">Nel luglio del 2018 siamo andati a trovare Linda a Belluno. Ci aspettavano anche i nipoti, che gi\u00e0 erano venuti a visitare il museo delle miniere. Insieme hanno ricostruito la storia del viaggio e del soggiorno nel nostro territorio.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Olivo, classe 1885, mio pap\u00e0, era stato assunto come elettricista alla societ\u00e0 elettrica, quella che poi divenne la SADE.\u00a0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Fra il 1915 e il 1916 chiese di essere trasferito alla centrale elettrica di Castelnuovo dei Sabbioni. Era un luogo lontano dal fronte, probabilmente lo scelse per questo motivo. Mio pap\u00e0 non partecip\u00f2 alla Prima Guerra Mondiale poich\u00e9 gi\u00e0 lavorare alla centrale di Campolongo di Cadore.\u00a0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Quando<\/i><\/span><i style=\"font-family: Merriweather, serif;\">\u00a0si trasfer\u00ec, mia mamma lo segu\u00ec ed io sono nata al Mulinaccio, nel Comune di Cavriglia. La casa al Mulinaccio era grande, una casa padronale. C&#8217;era un albero di fichi, che si trovava proprio davanti alla casa e dalla finestra addirittura si potevano cogliere i frutti. Cos\u00ec la mia mamma mangiava a tutte le ore fichi. Il pane era senza sale, questo lo ricordo bene e l&#8217;olio bruciava. Io non ero particolarmente ghiotta e non mi \u00e8 mai piaciuto.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Quando pap\u00e0 abitava al Mulinaccio gli chiesero di aiutare uno scultore fiorentino perch\u00e8 era molto bravo nel lavorare il legno e la creta: Prima di decidere cosa fare rispose allo scultore: \u201cvado al mio paese a vedere se tutto \u00e8 a posto e se i miei genitori sono vivi. Senn\u00f2 torno qua e lavoro con te\u201d.\u00a0<\/i><\/span><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Al Mulinaccio ci ho ho vissuto poco perch\u00e8 a soli 3 anni, nel 1918, siamo tornati a Belluno con il treno. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Non ho molti ricordi del lavoro di mio pap\u00e0 per\u00f2 mi ricordo molto bene un infortunio legato alla Centrale di Castelnuovo che mi \u00e8 sempre stato raccontato: un suo compagno di lavoro prese una forte scossa e quando mio pap\u00e0 si volt\u00f2 per vedere cosa era accaduto vide solo una macchia nera. Questo episodio l&#8217;ha segnato per tutta la vita. <\/i><\/span><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>A volte mi parlava delle miniere, quelle sottoterra. Mio fratello si ricordava dei treni che carichi di lignite passavano vicino alla nostra casa. Era piccolo anche lui e diceva sempre \u201cpassano cento vagoni, passano cento vagoni!\u201d. Forse perch\u00e8 effettivamente vedeva una lunga fila di treni passare&#8230;<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Tanti ricordi si confondono ma alcuni sono rimasti molto chiari ancora oggi. Del Valdarno in particolar modo ne conservo uno preciso: sono seduta alla stazione, di fontre ad una piazza as aspettare una diligenza. Questa era fatta da un carretto trainato da un asino. Non ricordo se andava anche a Cavriglia per\u00f2 mi ricordo bene gli scalini per salire, le panche in legno dove sedersi. Tutto era coperto da un telo e il conducente ripeteva \u201cvai Nella, vai Nella\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Merriweather, serif;\"><i>Quando siamo tornati nel bellunese mio pap\u00e0 ha collaborato ad elletrificare il paese e poi \u00e8 stato assunto alla SADE. La mia famiglia \u00e8 sempre rimasta in contatto con alcune persone che aveva conosciuto, in particolar modo con la famiglia Marchionne. Io stessa poi sono tornata a trovarli, due volte. Nel 1941 da sola e mi sono fermata a Santa Barbara e poi nel 1967 con Marzio. Ma tutto stava cambiando. Le miniere in galleria non c&#8217;erano pi\u00f9 e al loro posto c&#8217;erano delle grandi macchine che scavavano la lignite e la terra attorno ad una nuova centrale, proprio a fianco del paese di Santa Barbara.<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Olivo del Fabbro era arrivato a Castelnuovo dei Sabbioni durante la Prima Guerra Mondiale. 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